È il tempo del Realismo

Opinioni

Togliere la soglia del 5% senza avere né un sistema dei partiti solido, né altri strumenti di stabilizzazione del sistema parlamentare (vedere alla voce fiducia costruttiva) sarebbe come farsi una nuotata a dorso nella vasca degli squali

Dobbiamo dircelo chiaramente. Piaccia o no, gli spazi politici per una legge maggioritaria sono finiti la notte del quattro dicembre. L’unica alternativa percorribile oggi è una legge proporzionale. E se proporzionale deve essere, che sia preso il modello migliore disponibile sul mercato: il modello tedesco. Un modello che afferma la centralità dei partiti senza far venire meno un rapporto di collegio tra moltissimi eletti e il proprio territorio. Ma che sia un tedesco vero, non italianizzato da emendamenti trappola. C’è infatti una linea del Piave che non va abbandonata per nessuna ragione ed è lo sbarramento al 5%. Non si tratta di una pretesa vendicativa per tenere fuori qualcuno dal prossimo parlamento, forti dei sondaggi dell’altro ieri. E’ un punto centrale dell’intera legge per garantire la stabilità del sistema. Il rischio di un proporzionale con una soglia bassa, magari al 3% come vorrebbe qualcuno, sarebbe la frammentazione totale tanto prima del voto quanto durante la legislatura. In una condizione di partiti fluidi come la nostra poi, l’incentivo all’instabilità sarebbe aggravato in modo intollerabile: spaccare un partito esistente per  correre soli oppure rifiutare la costruzione di partiti veri per movimenti o cartelli elettorali “à la carte” non avrebbe chissà quale costo da sostenere alle elezioni. Quella soglia così bassa potrebbe rappresentare idealmente un facile obbiettivo per molti e consegnarci un sistema parcellizzato, incapace di consolidarsi in partiti stabili. Una soglia più alta, il 5% appunto, spinge ad un sistema più stabile e definito e “costringe” chi vuole competere alle elezioni a definirsi per bene e non con listoni improvvisati pronti ai veti parlamentari di basso cabotaggio. Togliere la soglia del 5% senza avere né un sistema dei partiti solido, né altri strumenti di stabilizzazione del sistema parlamentare (vedere alla voce fiducia costruttiva) sarebbe come farsi una nuotata a dorso nella vasca degli squali.

Ma c’è di più. Una legge elettorale di questo tipo ha il grande pregio di rimettere al centro della scena i partiti politici. Sarebbe una gran bella notizia in linea con il dettato dei costituenti (vedere Art. 49). Quindi, se usiamo un pizzico di logica, possiamo anche smetterla di parlare di coalizioni. Il proporzionale ha una dura legge: si corre da soli e le coalizioni di governo si fanno il giorno dopo, in Parlamento. Parlare di coalizioni prima del voto non solo è controproducente in termini elettorali, ma è una pratica retorica priva di senso. Però ci tengo a segnalare una criticità in tutto questo, e non ho nessun problema a nuotare controcorrente, probabilmente con pochi compagni al fianco. Se tedesca deve essere le legge elettorale che sia tedesca anche la legge sui partiti. Oggi il nostro paese è ancora del tutto privo di una legge attuativa dell’articolo 49 e le scelte fatte fino ad ora (vedi la scelta –sbagliata- dell’abolizione del finanziamento pubblico)  vanno nella direzione di indebolire e screditare i partiti. Su questo punto serve il coraggio della verità e serve alla svelta, perché non ci possiamo più permettere di inseguire il movimento cinque stelle sul terreno populista a loro più congeniale.

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