Lezioni dalla crisi bancaria

Opinioni

Cosa abbiamo imparato sulle banche e cosa possiamo ancora imparare

Può anche darsi che una Commissione parlamentare d’inchiesta e la pubblicazione dei primi 100 debitori del Mps (ma perché solo di questa banca?) ci aiuti a capire meglio cosa è successo, ma ne dubito. Può darsi invece che la ricerca del capro espiatorio e di una impossibile semplificazione di problemi complessi, aumenti solo l’incertezza e la confusione. Ci sono molte domande che sollevano ulteriori contraddizioni e svelano qualche ipocrisia. Chi chiede l’elenco dei debitori lo fa perché ritiene ‘ che questa lista permetterà di capire chi ha avuto dalla banca condizioni di favore non giustificate. Ma come sarà possibile distinguere fra quanti hanno effettivamente approfittato di relazioni politiche o amicali e quanti, invece, sono andati in default semplicemente perché colpiti, anche in presenza di progetti validi, dalla crisi economica?

Probabilmente questa seconda parte è la maggioranza e non merita certo la gogna. In secondo luogo la domanda di rigore che questo fatto porta necessariamente con sé non può poi ogni giorno essere smentito dal lamento sulla stretta creditizia che secondo molti le banche hanno messo in essere. Se una banca assumesse un atteggiamento super rigoroso e finanziasse solo progetti ed aziende che prevedano un sicuro rimborso del debito concesso, ammesso che questo sia possibile, non andremmo lontano. Pur essendo il debito bancario fatto alle aziende molto più protetto di quanto lo siano gli azionisti con il loro capitale una certa dose di rischio anche da parte del mondo bancario è assolutamente necessaria e inevitabile. Né mi pare ragionevole quanto qualcuno chiede. Vale a dire che gli azionisti rispondano personalmente, con il proprio patrimonio, del debito ottenuto. Sarebbe la morte dell’impresa, moderna, fondata proprio sulla distinzione fra la responsabilità patrimoniale dell’individuo e quella della società a cui partecipa.

Le banche finirebbero per dare soldi solo a chi li ha già in abbondanza e nessuna nuova società, magari animata da un gruppo di giovani con buone idee e pochi denari o la famosa piccola impresa, otterrebbe un euro di credito. Un’altra cosa che questa crisi ci insegna, ma che molti fanno finta di non avere capito, dimenticando quanto sostenuto fino a ieri, è che le cosiddette banche territoriali, comprese le banche venete, l’Etruria e molte altre , oltre che disporre di strumenti di controllo meno efficienti, sono inevitabilmente più esposte di altre alle pressioni della politica, intesa in senso lato, e delle relazioni territoriali. La difesa a oltranza che di esse hanno fatto alcune forze politiche, Lega Nord in primis, fa il paio con la finta indignazione che oggi manifestano.

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