Pd, una nuova legge per il libro

Opinioni

Tante sono le ragioni per chiedere con forza una nuova legge in favore del libro, ma molto invece va anche riconosciuto a quanto è stato fatto in questi anni

Indici di lettura bassissimi, librerie che chiudono, biblioteche in difficoltà comprese quelle scolastiche, Saloni del libro in contrasto fra loro, l’immagine è quella di un mondo, quella della filiera del libro, in forte sofferenza. Ne ha parlato con molta competenza Nicola Lagioia su la Repubblica, lo ha confermato Giovanni Solimine sul medesimo quotidiano. È proprio così?

Ce ne siamo occupati in Commissione Cultura della Camera durante tutto il corso della legislatura, prima con una proposta di legge condivisa da più forze politiche e di cui il PD è stata l’anima. Poi, più recentemente, con un’indagine conoscitiva sulle buone prassi della diffusione culturale.

Nel primo caso 26 audizioni, 8 sedute, l’elaborazione di un testo condiviso e votato da tutte le forze politiche presenti in Commissione non sono bastate purtroppo per arrivare all’approvazione della legge.

L’indagine conoscitiva negli ultimi mesi di legislatura ha riproposto il tema.

Sessantadue casi esaminati, molti interventi che hanno riguardato proprio la lettura. Tutti gli auditi da Alberto Asor Rosa a Franco Cardini a Pier Luigi Sacco a Giuseppe Laterza e molti altri, hanno sostenuto che la lettura è precondizione per dare slancio e nuovo vigore alla cultura del Paese.

Eppure fra quel testo e l’indagine conoscitiva, molti interventi sono stati portati a termine, tanto che l’indagine stessa ne dà conto.

La biblioteca di Maiolati Spontini, in provincia di Ancona, un paese di sei mila abitanti, ricavata da una fornace dismessa e restaurata con 3 milioni di euro frutto del ricavato della discarica locale, è diventata il punto di riferimento per tutto un ampio territorio.

E ha lasciato in tutti noi, presenti all’audizione, la voglia di andarci lì nelle Marche.

Ma che cosa è cambiato, quali sono i provvedimenti che dobbiamo ricordare per intervenire meglio sul discorso di Lagioia e Solimine?

Certo vogliamo anche noi una legge organica e stiamo lavorando perché la nuova legislatura si apra con una proposta che tenga conto di cosa è cambiato e di quali sono le necessità del settore.

Ne ha parlato Dario Franceschini, pochi giorni fa, in un incontro da Giuseppe Laterza, quando ha detto che bisogna lavorare ad una legge sul libro “che deve prevedere  la tutela dell’intera filiera, sul modello di quella del cinema”.

Dobbiamo però ricordare che i molti provvedimenti presi dal Governo in questi anni sono stati un formidabile aiuto per il mondo della lettura: la 18 App ha portato nel 2016 di nuovo i ragazzi in libreria con una spesa per acquisto libri di 132 milioni di euro; e 38 milioni di euro spesi in libri sono d’altra parte il frutto delle spese degli insegnanti con la Carta Docenti.

A questo va aggiunto l’incremento dei fondi per le biblioteche del MiBACT che nella maggior parte dei casi hanno raddoppiato i finanziamenti, i 60 bibliotecari scelti con il concorso dei 500 bandito nel 2016, la legge sulla defiscalizzazione in favore delle librerie, sia quelle indipendenti sia quelle di catena.

Una defiscalizzazione di 20 mila euro nel primo caso di 10 mila nel secondo, da utilizzare su tutte le forme di tassazione previste per le librerie. Tari, Tasi, Imu, costi sul personale, con una modalità innovativa che potrà diventare un esempio per aiutare altre piccole imprese.

E ancora il riconoscimento dell’”Art bonus” per le biblioteche: una defiscalizzazione del 65%, quindi altissima, su quanto donato per lavori da effettuare in biblioteca e per il funzionamento delle stesse.

Voglio ricordare due esempi virtuosi: la biblioteca delle Oblate di Firenze che ha raccolto circa 765 mila euro e la biblioteca Gambalunga di Rimini con 260 mila euro.

E, infine, i moltissimi progetti finanziati dal PON (Programma Operativo Nazionale) cultura sulle nuove biblioteche scolastiche innovative, più di mille che promuovono realtà digitali e analogiche insieme, centro della vita della scuola oggi.

Certo è cambiata, in questi anni, anche la mentalità perché è cresciuta la consapevolezza che un nuovo rapporto pubblico-privato significa anche trovare il modo di recuperare risorse, attivarsi attraverso progetti, tenere legami con il territorio, investire in nuovi rapporti con le scuole, essere dunque attivi e consapevoli del proprio ruolo rispetto al mondo della cultura.

Ecco perché tante sono le ragioni per chiedere con forza una nuova legge in favore del libro, ma molto invece va anche riconosciuto a quanto è stato fatto in questi anni.

Nicola Lagioia sostiene una tesi che condivido pienamente: la filiera del libro e della lettura deve saper lavorare insieme. Solo quando tutti gli attori, dagli editori ai distributori, ai librai, ai bibliotecari, a tutti noi lettori saranno concordi su questa battaglia, si potrà vincere.

È con questa consapevolezza che una nuova legge per il libro e la lettura sarà uno dei punti di forza del programma elettorale del Partito Democratico.

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