Può la libertà di stampa coincidere con una vergognosa caccia all’uomo?

Opinioni

Nell’esaltare lo scoop di Lillo, qualche giornalista si è chiesto perché e come quelle intercettazioni siano finite nelle sue mani?

L’Italia, si sa, è il Paese delle corporazioni. Già presenti in età romana, poi rafforzatesi in epoca medievale, raggiunsero una sorta di apoteosi durante il  regime fascista, che istituì la Camera dei fasci e delle corporazioni.

Ebbene, la corporazione dei giornalisti è subito scesa in campo a santificare la memorabile impresa di Marco Lillo e, con essa, la libertà di stampa ,addirittura paragonando “lo scoop” di Lillo alle inchieste del Washington Post o del New York Times ed al ruolo della stampa americana  sia nel caso Watergate che nell’attuale battaglia contro le  malefatte di Trump a partire dal cosiddetto “Russiagate“.

Non ho sentito nessuno, o quasi, fare qualche domanda o qualche banale considerazione. Intanto da chi, come e perché? Le intercettazioni, a quanto pare illegali da parte della Procura di Napoli (dal momento che le indagini su Tiziano Renzi erano state trasmesse per competenza alla Procura di Roma e dal  momento che le intercettazioni non sono ammissibili per il reato di traffico illecito di influenze) ed illegalmente passate al giornalista del Fatto quotidiano,da chi sono state fornite?

Da un Ufficiale di polizia giudiziaria o da un magistrato?  Per un rapporto privilegiato o per denaro? Per fomentare una guerra personale nei confronti di Matteo Renzi e del PD? Per favorire un Partito politico  (il “trasparente” Movimento 5 stelle),  di cui il suddetto giornaletto è l’organo di stampa ufficioso?

E ancora, libertà di stampa  coincide con libertà di sputtanamento? Libertà di stampa coincide con una vergognosa caccia all’uomo? Con l’applicazione di teoremi, deduzioni, proprietà transitive (si colpisce il figlio attraverso il padre, non riuscendo a colpirlo direttamente)? Con la  macchina del fango perennemente in funzione? Questo sistema sarebbe libertà di stampa?

E quelle reti televisive sulle quali il Direttore di bronzo ed i suoi sodali bivaccano ogni giorno, difendono e rappresentano la libertà di stampa? Ed ancora: è morale fare marketing per un libro sputtanando la gente? In questo “vizietto” è caduto anche De Bortoli, rispettato giornalista.

E mentre i comportamenti di Travaglio non possono destare meraviglia, dal momento che da sempre è protagonista di lotte all’ultimo sangue contro qualcuno, lotte lautamente remunerative e remunerate, per De Bortoli la domanda è un’altra.
Perché De Bortoli ce l’ha così tanto con Matteo Renzi? Signori, stiamo parlando di Ferruccio De Bortoli, non di un giornalista militante e radicale di sinistra! Il nostro è stato per decenni Direttore dei quotidiani di riferimento (e di proprietà) dell’alta borghesia imprenditoriale, dei veri poteri forti (ammesso che esistano).

E allora, perché odia tanto Renzi, accusato dalla sinistra radicale di stare dalla parte di Marchionne e non degli operai? E poi, usa una tecnica subdola, più consona ad un manettaro come Travagllio che non ad un giornalista  borghese, con un aplomb quasi british: dice e non dice, parla di ambienti massoni fiorentini ma dice che non accusa Renzi di essere massone; dice che
la Boschi parlò con l’A.D. di Unicredit di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria, ma poi dice che non ci sarebbe niente di male (ma allora, perché riporta l’episodio, che sarebbe avvenuto due anni fa, solo ora e fa uscire l’anticipazione in coincidenza con l’uscita del suo libro?).

Un’operazione di marketing, giustifica tutto, anche quando l’autore non ha certo bisogno dei proventi di un libro per consolidare le proprie finanze? Accusa Marco Carrai di aver interferito nella nomina dell’A.D. di Montepaschi, salvo fare precipitosa marcia indietro alla minaccia di querela. Insomma, tutto questo rappresenta la libertà di stampa?

E’ libertà di stampa definire il Presidente del Consiglio (ora ex) “cazzaro”? E’ libertà di stampa parlare di Banca Etruria come della Banca di Boschi? Sapendo bene che Etruria è una banca popolare, nella quale Boschi padre ha solo ricoperto un  incarico nel Consiglio.

La realtà è  che Travaglio (e con lui quasi tutti i giornalisti del giornaletto scandalistico da lui diretto) non è (solo) di parte (anche se per un certo periodo lui ed i suoi protestavano con vigore, rivendicando la loro “indipendenza” se qualcuno osava accostarli al M5s).

Se così fosse, niente da dire, Travaglio è, come ha ben scritto Mattia Feltri, intellettualmente disonesto. Per lui non odiare
Matteo Renzi è quasi un crimine, da perseguire con violenti attacchi personali. Tutti i giornali e tutti i  giornalisti che non concordano con la sua visione sono giornali di regime e giornalisti prezzolati.

E  Matteo Renzi non è il leader di un partito di cui non condivide i programmi: è un nemico da abbattere con ogni mezzo, da distruggere usando qualsiasi arma il suo mestiere gli metta a disposizione (la Character assassination – assassinio a mezzo stampa). E’, in sintonia con l’ex Presidente  dell’ANM, quello secondo cui “non ci sono innocenti, ma solo colpevoli che non sono stati ancora scoperti“, fautore di una Repubblica giudiziaria, meglio, di una tirannide giudiziaria, governata da Procuratori (quelli manettari, a loro graditi).

Io mi auguro che la Procura di Roma vada a fondo sulle reiterate fughe di notizie, sui responsabili (Travaglio e Lillo hanno deciso che le manipolazioni scoperte dalla Procura erano “in buona fede”) e sulle ragioni; E poi chi deve pagare per gli eventuali reati di corruzione, ma anche per le calunnie e  le diffamazioni,  paghi.


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