L’Ilva è una questione nazionale, ripartire subito con la trattativa

Industria

Continuare ad essere la seconda manifattura d’Europa passa anche da qui

Questo è, da oggi, l’imperativo categorico che abbiamo dinanzi e questo abbiamo sollecitato ieri, come Governo, alla cordata aggiudicataria mentre poco prima nella Sala degli Arazzi informavamo le parti sociali di ritenere irricevibili le condizioni del Piano industriale così come erano pervenute.

Oggi, sulla stampa nazionale, c’è un punto dirimente per me ineludibile e che, ritengo, deve essere colto con grande attenzione: l’Ilva è una questione nazionale. La produzione dell’acciaio è una questione nazionale e la sua difesa è la difesa di un segmento strategico per il nostro sistema-paese. Continuare ad essere la seconda manifattura d’Europa passa da qui.

Possiamo girare intorno alla questione quanto vogliamo ma il nodo centrale è questo ed è il nodo che il Governo guidato da Matteo Renzi ha avuto ben presente quando ha deciso, e scelto, che tutela del lavoro, salvaguardia ambientale, rilancio della più grande acciaieria d’Europa, protezione della salute, dovessero – qui come dovunque – andare di pari passo, sfidando i decenni alle nostre spalle.

Fare il riassunto delle puntate precedenti porterebbe via molto spazio ma questo paradigma deve essere tenuto ben presente perché lo compongono i punti che hanno orientato la gara europea, anche questa per nulla scontata e semplice, e poi la scelta dell’aggiudicazione.

Un paradigma da cui, ovviamente, non si può derogare e – lo dico proprio alla luce della mia esperienza sui Tavoli di crisi  – mi auguro che non voglia derogare il più grande gruppo mondiale produttore di acciaio. Sarebbe un passo falso.

Dario Di Vico, nel suo bel ragionamento odierno sul Corriere della Sera e nell’efficace sintesi sugli ultimi anni di questa vicenda, indica nel mix tra stringente pragmatismo e necessità di nervi saldi il metodo migliore per far ripartire la trattativa.

Di questo stringente pragmatismo è parte integrante, vale la pena ribadirlo, non solo la necessità di essere all’altezza di una sfida enorme – dove non esistono, peraltro, siti di serie A e serie B ed è bene per tutti considerare allo stesso modo interesse nazionale sia quello che accade in Puglia che quello che accade in Liguria  – ma anche la sostanziale continuità e il riconoscimento della struttura retributiva.

Entrare in Ilva con il piede giusto significa sì essere capaci di pensare su tempi lunghi il futuro di questo segmento nel nostro Paese ed il futuro dell’acciaieria ma anche riconoscere che la difesa del salario coincide con la difesa di professionalità che hanno fatto dell’Ilva una delle più grandi fabbriche del mondo, saperi e competenze preziosissime se pensiamo non solo alla difesa dello status quo, posta in gioco importante ma evidentemente non strategica, e al suo rilancio in chiave mondiale.

Di questo discutiamo e discuteremo con AM Investco e con tutte le parti sociali al tavolo.

Di questo è bene che siano consapevoli tutti, anche scegliendo di lasciare fuori dalla porta i giri di valzer e le liturgie su polemiche di bassa lega buone solo a qualche titolo stampa. Qui, vorrei precisarlo, il Jobs Act non c’entra nulla, non è di questo che parliamo e, se anche la politica vuole essere all’altezza di questa sfida nazionale, sarebbe bene per una volta tanto ritrovarsi dalla stessa parte del tavolo senza il calcolo del piccolo guadagno al prossimo mercato elettorale.

Per questo, mi auguro che la richiesta di ieri giunga in modo forte e chiaro all’azienda aggiudicataria e agli investitori.

Per questo vale la pena ribadire che la tutela del lavoro è anche per chi non sarà assunto in Ilva e che resterà in capo all’Amministrazione straordinaria che a questo fine dispone già di una dotazione di risorse pari a 1 miliardo 83 milioni e sarà impiegato nelle bonifiche e nelle opere di ambientalizzazione anche dopo un programma mirato di formazione.

Tornare al tavolo con il piede giusto. Ovvero praticare l’intelligenza e lo spazio di trattativa disponibile fino in fondo. Lo spazio esiste, a tutti noi la capacità di articolarlo.

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