L’impegno del governo: decarbonizzazione totale nel 2025

Opinioni

L’Italia dimostra che spingere su sostenibilità ambientale e Green Economy è possibile ed è una opportunità economica e di lavoro

Gli obiettivi sono ambiziosi, sono quelli di una Italia che concretamente salta nel gruppo di testa nella sfida del nostro secolo, come ha spiegato venerdì scorso Paolo Gentiloni dopo la firma del decreto sulla Strategia Energetica Nazionale: sui consumi elettrici portare il peso delle rinnovabili dall’attuale 42 al 55%, decarbonizzazione totale nel 2025, programmazione di investimenti al 2030 per 175 miliardi per la crescita sostenibile, di cui 30 per reti e infrastrutture di gas ed elettriche, 35 per le fonti rinnovabili e 110 per l’efficienza energetica, con la decisa svolta nella trazione elettrica in città. Rispetto al 1990, ridurre le emissioni killer del clima a meno 39% al 2030 e a meno 63% al 2050 (oggi siamo al 23% circa), superando anche gli obiettivi Ue.

E’ la road map che il Governo porta sui tavoli dei negoziati sul clima tra i 195 Paesi al World Conference Center di Bonn. Il guaio è che anche il 2017 sta confermando nuovi record della temperatura media annuale con l’abbattimento dei precedenti, e l’accelerazione del dissesto atmosferico accelera ormai anche la sequenza di eventi climatici estremi con due facce della stessa medaglia di cui l’Italia è laboratorio: da 9 mesi subiamo una storica siccità con il corredo di incendi devastanti che hanno prodotto finora danni per 6 miliardi, e le piogge con carattere esplosivo lasciano aree alluvionate con vittime e danni amplificati dal cronico stato di dissesto di molte nostre aree urbane, a partire da Roma le cui condizioni di degrado e incuria sono tali che non  le permettono di reggere nemmeno un acquazzone.

A 25 anni dal summit di Rio, a 21 dal Protocollo di Kyoto, a due dall’accordo di Parigi, l’Italia prova quindi a spingere i negoziati e a frenare l’uragano Trump che ha iniziato a far danni quando tutti pensavamo di avercela fatta a mettere sui binari la madre di tutte le battaglie: evitare che la temperatura globale superi i 2°C rispetto ai livelli pre-industriali e consolidare il disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni di gas serra registrata dal 2014, complice la crisi. Trump rilegittima il negazionismo scomparso dai radar scientifici dopo lo scandalo di studi pagati a la carte dalle industrie petrolifere, e prova a cancellare l’eredità di Obama che ha portato in prima linea, con lo storico sì in tandem con la Cina, i due maggiori paesi killer dell’atmosfera.

Ma oggi più che mai serve una reazione planetaria decisa e coerente, simile a quella adottata nel 1987 contro i CFC sostituiti man mano con tecnologie non impattanti. Il famigerato “buco dell’ozono” sull’Antartide, conferma che quando l’Onu si dà una mossa gli effetti si vedono. Perché dal 2000, finalmente si riduce e testimonia l’efficacia del Protocollo di Montreal per la riduzione dei clorofluorocarburi, la misura che mise il pianeta sulla giusta strada.

L’Italia dimostra che spingere su sostenibilità ambientale e Green Economy è possibile ed è una opportunità economica e di lavoro. Senza piangerci troppo addosso, oggi noi siamo noi la sorpresa planetaria: siamo terzi produttori al mondo di biomasse, leader nella geotermia, ma soprattutto primo Paese per sfruttamento dell’energia solare grazie al boom delle rinnovabili che oggi stabilmente coprono il 42% della produzione elettrica nazionale. Gli italiani hanno dinostrato di essere più avanti della politica e grazie a incentivi per una volta ambientalmente corretti. Ma se siamo leader nelle tecnologie non lo siamo nelle filiere produttive e questo è sicuramente un terreno di crescita.

Cosa serve? Una cabina di regia coordinata e integrata del Governo a Palazzo Chigi. Non più lo spezzatino di oggi con diversi uffici di diversi diversi dipartimenti di diversi ministeri (sviluppo economico, ambiente, agricoltura, trasporti …), e diversi enti scientifici che sono vasi non comunicanti e non integrano analisi, politiche e dati. Coordinare policy, mondo scientifico, sistema Paese con Regioni, Comuni, imprese pubbliche e private, sindacati, associazioni, famiglie, è l’approccio da grande opera pubblica nazionale e corale. Serve questo nuovo format,  un nuovo metodo di lavoro che crei connessioni e ponti anche tra mondi e interessi diversi e finora distanti o addirittura contrapposti.

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