Smettiamo di chiamarli populisti, sono estremisti

Opinioni

Chiamiamo la Lega e il M5S con il loro nome: movimenti estremisti che, con la complicità di un redivivo Berlusconi, puntano il 4 marzo a conquistare per la prima volta la guida dell’Italia

C’è una parola che chi fa politica impiega tutti i giorni, di questi tempi, mentre andrebbe bandita, almeno nelle settimane che ci separano dalle elezioni. E’ l’aggettivo “populista” che abbiamo preso in prestito dalle scienze politiche, per pigrizia e per semplicità, e che utilizziamo per definire movimenti come la Lega e il Movimento 5 Stelle.

Il problema è che il termine “populista” non solo non vuol dire molto (i politologi non si sono mai accordati su una definizione condivisa), ma soprattutto contiene nella sua radice un concetto positivo, in una democrazia: il richiamo al popolo. E perché mai dovrebbe il Pd regalare il popolo ai seguaci di Di Maio e Salvini, specie pensando alla struttura opaca e padronale che continua a contraddistinguere sia il M5S che l’attuale centrodestra?

La verità è che il termine più appropriato per definire grillini e leghisti non è “populisti”, ma “estremisti”. Può sembrare un’esagerazione, fino a quando non si prendono in esame, a mente fredda, il linguaggio, i metodi e le proposte di questi movimenti. Allora ci si accorge che, lungi dal coincidere con un’esagerazione isterica, l’aggettivo “estremista” corrisponde alla pura e semplice descrizione della proposta politica della Lega e del Movimento 5 Stelle.

Perché voler cambiare quella che è la collocazione internazionale dell’Italia da settant’anni, ventilando l’uscita dall’Europa, è una scelta estremista, non solo genericamente populista.

Perché invocare la difesa della razza bianca, come il candidato leghista alla presidenza della regione Lombardia, o passare dalle parole ai fatti come il candidato grillino di Frascati, significa essere estremisti, non genericamente populisti.

Perché rimettere in discussione le istituzioni della democrazia rappresentativa, per come sono regolate dalla nostra Costituzione, nel nome di una presunta democrazia del clic ancora tutta da dimostrare, significa iscriversi in una logica estremista, e non solo populista.

Perché mettere a repentaglio la salute dei bambini, inseguendo stregoni e complottisti sui vaccini, vuol dire scivolare nell’estremismo, e non in un generico, inoffensivo populismo.

Allora smettiamola di chiamarli populisti, come se stessimo conducendo un seminario del Mulino, anziché una campagna elettorale decisiva. E chiamiamo la Lega e il M5S con il loro nome: movimenti estremisti che, con la complicità di un redivivo Berlusconi,  puntano il 4 marzo a conquistare per la prima volta la guida dell’Italia.

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