Siamo dalla parte degli studenti: lo dicono i fatti

Opinioni

Gli investimenti su istruzione ed edilizia scolastica e i numeri dell’alternanza scuola-lavoro dimostrano che negli ultimi anni c’è stata una chiara inversione di tendenza

Oggi gli studenti italiani sono scesi in piazza per rivendicare un’istruzione migliore e per denunciare i mali della scuola italiana.

I temi su cui hanno posto la loro attenzione sono l’alternanza scuola-lavoro, l’edilizia scolastica e le università a numero chiuso. Benissimo, noi ci siamo e siamo pronti a discutere. Partendo però da una premessa: siamo dalla parte degli studenti e lo dicono i fatti.

Nel 2013 la Commissione europea ha pubblicato uno studio che quantificava l’entità dei tagli all’istruzione del governo di centrodestra. Tagli che hanno prodotto l’eliminazione di 80mila cattedre, aggredendo tutta la filiera del sapere e della conoscenza, dalla scuola dell’infanzia all’università. Noi a quel tentativo di smembrare la scuola pubblica abbiamo risposto investendo.

Oggi e cioè circa cinque anni dopo, possiamo dire – senza timore di essere smentiti – che la stagione politica in cui si faceva cassa sulle spalle di studenti e insegnanti è passata. Abbiamo messo sul campo risorse che sono servite e che serviranno non soltanto ad assumere docenti, ma a potenziare la didattica, mettere in sicurezza gli edifici scolastici, rafforzare il quadro delle competenze degli studenti, offrire nuovi strumenti per orientarsi nella fase di transizione tra scuola, lavoro e università. Sappiamo bene che non è sufficiente perché l’istruzione non è un capitolo su cui investire una tantum ma un settore cruciale della vita del Paese che merita politiche di ampio respiro e investimenti costanti nel tempo. Ma sappiamo anche che non abbiamo mai derogato all’impegno preso nel 2014, continuando a metterci soldi e idee.

Tuttavia, nonostante i dati indichino una chiara inversione di tendenza, le rivendicazioni degli studenti sembrano essere le stesse che animavano le piazze quando le loro scuole erano usate come bancomat da chi governava. Sarebbe dunque, utile che ognuno provasse a fare una piccola operazione verità perché l’esercizio di cancellare tutto quello che non piace con un tratto di penna, rischia di far perdere, soprattutto, agli studenti, le opportunità che in questi ultimi anni sono state costruite. Noi lo stiamo provando a fare, riconoscendo gli errori commessi, e cercando di risolvere i problemi.

L’alternanza scuola-lavoro non l’abbiamo mica inventata noi! È una metodologia didattica diffusa all’estero e sperimentata, con successo, anche in alcune realtà del nostro Paese. Abbiamo capito che nelle aree dove è diffusa, gli indicatori legati a dispersione o disoccupazione sono migliori. Per questo, abbiamo deciso di renderla una misura universale. Crediamo che sia un’innovazione che potenzia il quadro delle competenze, dando agli studenti opportunità in più e non in meno.

Con l’alternanza nessuno vuole far lavorare gratis i ragazzi! È evidente che averla trasformata da sperimentale a universale ha creato delle difficoltà, servivano misure di accompagnamento maggiori. Le stiamo realizzando. Ma non cancelliamo un’innovazione che fa bene alla scuola e che aiuta gli studenti ad acquisire competenze trasversali e a orientarsi con più consapevolezza verso il futuro di studi e lavorativo. Secondo noi è uno strumento valido in un Paese dove l’abbandono scolastico rappresenta una sfida e dove il tasso di passaggio degli studenti dal secondo ciclo all’università è di circa il 50% rispetto al 70% registrato dalla Francia. Possiamo fare in modo che funzioni meglio? Certamente. Lavoriamo, insieme, per avere percorsi di qualità. Ragazzi, noi ci siamo: dateci una mano.

E nello stesso tempo, troviamo un modo per discutere di messa in sicurezza delle scuole, sgombrando il campo dai pregiudizi. L’edilizia scolastica non è mai stata finanziata come negli ultimi anni. Questo è un dato oggettivo: 9,5 miliardi sono risorse reali. Parliamo, allora, di come potremmo far funzionare meglio la gestione dei fondi. Cerchiamo di capire come far arrivare alle amministrazioni le risorse senza troppi intoppi burocratici, per esempio, facendo in modo che una parte dei finanziamenti vada direttamente alle Città metropolitane per le scuole secondarie superiori. Voi che ne pensate? Siete disposti a lavorare insieme a noi?

Siamo qui, la porta è aperta. Abbiamo bisogno di buone idee ma voi dovete essere pronti a riconoscere il lavoro che abbiamo fatto e le potenzialità di tutto quello che insieme possiamo fare.

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