I deliri dei fascio-leghisti sul Museo Egizio

Opinioni

Non tutto vale in campagna elettorale, a meno che si decida di abbandonare il senso del ridicolo

Torino è teatro di un discussione surreale, innescata da Giorgia Meloni e da Matteo Salvini, culminata venerdì scorso con un’accesa discussione davanti alle telecamere con Christian Greco, direttore del museo Egizio e la leader di Fratelli d’Italia.
L’iniziativa che ha scatenato il peggiore atteggiamento fascista è la promozione  del museo di offrire un biglietto gratis a tutte le coppie di lingua araba che si recano all’Egizio. I fascio leghisti hanno subito attaccato definendo “delirante e discriminatoria nei confronti degli italiani” ma non contenti hanno pure inscenato una finto dialogo telefonico col Museo, taroccando la voce di un operatore del prestigioso museo. Beccati, è partita la denuncia e ora sarà la magistratura a verificare i fatti.

Il direttore Greco giustamente ha ribattuto che la protesta del partito Fratelli d’Italia non è niente altro che una “pura strumentalizzazione politica”. Ma procediamo con ordine. La promozione è solo una delle tante iniziative messe in campo dal museo torinese per aumentare il flusso dei visitatori e rientra in una precisa campagna di comunicazione che mira ad avvicinare all’istituzione anche quella fetta di popolazione di lingua araba presente sul territorio. Così come, sempre il museo nella sua autonomia, ha deciso di promuovere l’ingresso di studenti e per le coppie in vista di San Valentino. 

Giorgia Meloni ha definito “delirante” ed ha invitato gli italiani a protestare in difesa dei valori della patria. Peccato che l’unico delirio sia il suo, con un atteggiamento razzista e, come se non bastasse, ieri ha pure rincarando la dose minacciano lo stesso direttore del Museo di cacciarlo in un impossibile “governo di patrioti”. Alla Meloni ha fatto eco l’alleato Salvini che ha chiesto le dimissioni. Il museo egizio è di tutti, e con buona pace di Lega e Fratelli d’Italia, che il patrimonio dell’umanità custodito all’interno proviene da una zona di lingua araba e che nelle città esistono cittadini che parlano la stessa lingua. Avvicinare le persone a qualsiasi Museo è una pratica giusta e meritevole, chi minaccia epurazioni e cacciare visitatori è fuori dalla storia, o meglio guarda a un periodo dove i libri che non piacevano venivano bruciati e le persone perseguitate per le idee non allineante. 

Alla politica non è tutto concesso. Se dei  leader politici, evidentemente poco informati, sparano contro un’istituzione culturale di livello mondiale la reazione non può essere morbida. 

Forse anziché stare al sit-in con lo striscione farneticante sarebbe stato meglio varcare il portone del Museo, forse avrebbero scoperto il patrimonio culturale custodito e la loro provenienza, un paese arabo. Non tutto vale in campagna elettorale, a meno che si decida di abbandonare il senso del ridicolo.

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