Minori stranieri, quando il Parlamento sa rappresentare il paese

Opinioni

Perché l’Europa ha archiviato la procedura di infrazione con la quale aveva sanzionato il nostro paese per aver violato la normativa sui minori stranieri non accompagnati, richiedenti asilo e rifugiati

L’Europa riconosce i passi avanti fatti dall’Italia nella tutela dei diritti dei minori stranieri non accompagnati. Lo fa nel modo più tangibile: lo stop alla procedura di infrazione, aperta nel 2013, con la quale l’Unione Europea ha sanzionato il nostro paese per aver violato la normativa sui minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo e rifugiati (MSNARA).

Quando il lavoro è coraggioso, concreto, rivolto al futuro, i risultati arrivano.

Fino a oggi l’Italia era considerata negligente nell’attuazione di una adeguata politica di accoglienza verso la categoria di migranti “più vulnerabile”. Una grave carenza a livello organizzativo che non rendeva giustizia allo sforzo straordinario di operatori e volontari che ogni giorno sono in prima linea per garantire soccorso, cure mediche, ristoro, assistenza giuridica, supporto psicologico, dignità, a migliaia di piccoli e giovani sventurati.

L’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) riporta che per un totale di 28223 minori stranieri entrati in Italia nel 2016, il 91% circa (25846 unità) erano non accompagnati. Nove minori stranieri su dieci sono entrati nel nostro paese arrivando da una miriade di situazioni diverse, tutte accomunate da uno stato di assoluta solitudine e abbandono, che va a sommarsi alla sofferenza della condizione di profugo, richiedente asilo o semplicemente migrante.

Proviamo a pensare a comuni grandi come Vimercate in Lombardia, Montevarchi in Toscana, Pompei in Campania o Termini Imerese in Sicilia. Pensiamo alla popolazione di uno qualsiasi di questi centri e immaginiamola come formata per intero da minori completamente abbandonati a se stessi. Una marea di bambini e adolescenti privati di ogni diritto umano, anche del più elementare, sperduti in un territorio del quale non conoscono nulla.

La correzione della rotta è iniziata un anno dopo l’apertura della procedura di infrazione, nel 2014, quando il 3 giugno entra in Commissione la proposta di legge riguardante “modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e altre disposizioni concernenti misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati” (C. 1658, presentata il 4 ottobre 2013).
Prima firmataria è l’Onorevole Sandra Zampa, deputata romagnola del Partito democratico e vicepresidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Dopo più di tre anni di stallo in Commissione, il testo viene approvato il 20 ottobre 2016. Il 24 dello stesso mese inizia l’iter in Assemblea. Il 26 sarà approvato in prima lettura alla Camera. Trasmesso al Senato il successivo 28 ottobre, è approvato con modifiche il 1 marzo 2017. Si rende necessario un secondo passaggio alla Camera, dove il 29 marzo 2017 è finalmente approvato in via definitiva (legge 47/2017).

La legge, promulgata dal Presidente della Repubblica il successivo 7 aprile, è entrata in vigore il 6 maggio 2017.

Si è trattato di un grande risultato per l’Italia, per l’Europa e per l’intera area del Mediterraneo. Una prova di civiltà che ha meritato il plauso dell’Onu. Questa la reazione dell’UNHCR: “L’Agenzia esprime soddisfazione per l’approvazione definitiva della legge contenente disposizioni in materia di protezione dei minori stranieri non accompagnati. La nuova legge segna un passo in avanti importante nella protezione dei minori in Italia, contribuendo ad armonizzare la normativa e consolidando principi e procedure essenziali”.

Un legge inspirata al pragmatismo quale faro illuminante e unico punto di equilibro tra il dovere dell’accoglienza e quello del rispetto della legge. Come ha affermato in aula la prima firmataria, On. Zampa: “Questa legge non è frutto di buon cuore, certo risponde a esigenze umanitarie, ma mette ordine nelle procedure, crea un sistema, assegna risorse, fissa regole. Ci sono voluti tre anni per arrivare a questa giornata, ma ora siamo i primi in Europa, e questo non è solo un fatto di cui essere orgogliosi perché rende giustizia alla nostra storia di fondatori dell’Unione, ma rappresenta anche una conquista da spendere ai tavoli di confronto europei e internazionali”.

Oggi anche l’Unione Europea prende atto del lavoro svolto dal nostro paese ponendo fine alla procedura d’infrazione, la cui eventuale persistenza, oltre all’onta morale, avrebbe significato una probabile sanzione “nell’ordine di diverse centinaia di milioni di euro” da parte della Corte di Giustizia.

Tutto ciò è stato possibile grazie al gioco di squadra fra istituzioni italiane e europee che nel 2016 ha visto, finalmente, una brusca intensificazione. Ma è ancora l’On. Zampa a ricordare in aula come tutto ciò non sarebbe stato possibile “se intorno a questa legge non si fosse creato un consenso larghissimo, senza le associazioni e le organizzazioni per la tutela dell’infanzia e dei diritti umani alle quali davvero, a tutte, nessuna esclusa, va il nostro più profondo ringraziamento”.

Tra queste vi sono Save the Children, Unicef, Terre des Hommes, Caritas, Unhcr, Sant’Egidio, Defence for Children, Emergency, Oxfam, Cir, Cnca, Anci.

E poi il mondo della giustizia con l’ANM, gli assistenti sociali, il Garante per l’Infanzia, le forze politiche, in primis il gruppo parlamentare del Pd. Infine, lo sforzo decisivo del governo. “È bello quando il parlamento sa rappresentare il paese”.

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