Misoginia a 5 Stelle. Fenomenologia di un movimento che odia le donne

Opinioni

Qual è la loro politica per le donne, oggetto e strumento della loro comunicazione negativa?

È fatto notorio che il “non responsabile, non gestore, non moderatore, non direttore” del blog beppegrillo.it e leader non-leader del M5S abbia qualche problema con le donne.

Non si può non rilevare che nel “grillismo” le donne spesso sono oggetto di una distorta forma di comunicazione politica che usa il corpo e la sessualità femminile come scherno e come schermo per veicolare messaggi propagandistici. Come non ricordare tristemente il video, risalente al febbraio 2014, condiviso da Grillo con la didascalia “cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?” in cui era rappresentato un ragazzo con una bambola gonfiabile in auto. Episodio stigmatizzato come “chiaramente misogino” dal commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muiznieks.

Come non ricordare gli insulti a Rosy Bindi del 2012, definita “una sessuofobica nonché una povera sfigata che non aveva mai conosciuto i piaceri della carne” o il più ermetico giudizio nei confronti del premio Nobel Rita Levi Montalcini alla quale nel 2001 attribuì l’epiteto di “vecchia puttana”. Contenuti “culturali”, questi, che si sono apertamente tradotti in azione politica. Nel 2014, per fare un esempio, Grillo definì “veline” le capolista alle elezioni europee del Pd poco prima che il M5S entrò in europarlamento nel gruppo Efdd insieme al deputato polacco con simpatie neonaziste Robert Jaroslaw Iwaszkiewicz che in un’intervista a Gazeta Wroclawska sostenne che:“picchiare moglie e figli può far bene”.

Le lezioni di ordinaria misoginia di Grillo sono state fatte proprie da esponenti locali del movimento. Qualche esempio: nel 2013 il candidato sindaco di Viareggio Max Bertoni scrisse su Facebook: “Odio con tutto il cuore le femministe”.

Quest’anno, invece, in provincia di Barletta-Andria-Trani, un consigliere comunale, Francesco Marrone ha definito le colleghe del Pd “prostitute della politica”, chiarendo che: ”naturalmente si sta parlando di prostitute intellettuali, anche perché per fare quella classica devi essere bella”.

A Carbonia il presidente del Consiglio comunale Massimiliano Zonza, già divenuto famoso nel commentare via social la nomina a sottosegretario di Maria Elena Boschi con la frase: “Anche sopra il segretario non sarebbe una novità”, ha definito le aspiranti sostitute della dimissionaria assessora comunale Rubiu come “lavandaie”.

“Verba volant”? facta manent: nel 2013 a Mira in provincia di Venezia l’assessora allo sport e all’ambiente Roberta Agnoletto venne sostituita perché incinta. Ben noto è il siluramento di Patrizia Bedori da candidata sindaca a Milano. Dopo essere stata additata come “una casalinga e una disoccupata”, è venuto fuori il vero motivo del pressing per il suo ritiro: era “brutta e grassa”.

E mentre la prima sindaca donna della capitale si appresta ad eliminare la parità di genere dallo statuto comunale, e mentre il M5S in Parlamento vota contro o non vota il bonus mamma, il bonus asilo nido, lo ius soli e la legge sul cyber bullismo, ci chiediamo quale sia la loro politica per le donne, oggetto e strumento della loro negativa comunicazione politica.


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