L’eroica lotta dei tre presidenti contro l’oligarchia

Opinioni

Secondo Montanari siamo tutti colpevoli dello stesso peccato, servi di “piccole oligarchie di partito che formano tra loro un’oligarchia grande e autoreferenziale”

Forse abbiamo tutti sottovalutato il duro, durissimo monito venuto ieri da Tomaso Montanari, per conto dell’associazione Libertà e Giustizia, contro la sinistra italiana. Qualunque sinistra, sia ben chiaro, perché dalle parti di L&G non si fanno sconti: ce n’è per il PD – e ci mancherebbe altro – perché “si logora in tattiche di sopravvivenza ed è incurante della sua tradizione riformatrice”; ma anche per la sinistra che dovrebbe essere rappresentata da Giuliano Pisapia, che secondo il Montanari non sarebbe altro che un agente del “renzismo senza Renzi” perché portatore di un “discorso ancora interno al Palazzo” che lo spingerebbe nientepopodimenoche ad immaginare di “candidare Giorgio Gori alla guida della Lombardia”.

Non va, proprio non va.  Secondo Montanari siamo tutti colpevoli dello stesso peccato, servi di “piccole oligarchie di partito che formano tra loro un’oligarchia grande e autoreferenziale”. D’altra parte Libertà e Giustizia ha la lotta contro le oligarchie nel proprio DNA. Come si evince plasticamente dai suoi vertici, organizzati in una perfetta e antioligarchica triade presidenziale.

Al centro siede Tomaso Montanari, sobriamente appagato dal semplice titolo di “Presidente”. Sopra di lui Sandra Bonsanti, più autorevolmente fregiata del grado di “Presidente Emerito”, e sotto i due Gustavo Zagrebelsky in qualità di “Presidente Onorario”.

E sbaglierebbe chiunque corresse malizioso con il pensiero alla trimurti nordcoreana dei tre Kim (il “Presidente eterno” Kim il-Sung, il “Segretario generale eterno” Kim Jong-il e la più modesta “Guida suprema” Kim Jong-un). Niente di tutto questo.

Perché Libertà e Giustizia intende “scoperchiare un sistema di potere chiuso”, contro una “classe politica che si sente assediata e, invece di aprirsi alla democrazia, se ne difende rincrudendosi sempre più su se stessa”. E cosa c’è di più democratico, fresco e partecipativo che moltiplicare per magia le cariche presidenziali?


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