Multidoor courthouse anche in Italia

Giustizia

Idee per semplificare burocrazie e giustizia

L’articolo di Sandro Gozi sul sistema europeo Solvit, una rete di organismi al servizio dei cittadini per la risoluzione di controversie in materie comunitarie, attivo in Italia dal 1994 su iniziativa del governo, incoraggia a proseguire la riflessione e le azioni per la semplificazione della burocrazia e della giustizia. Una priorità alta, altissima del Paese.

Per Weber la burocrazia pubblica era l’insieme di regole, strutture, procedure e ruoli di autorità amministrativa, legittimati dal potere legale nello stato moderno.

Per Cavour “i rotismi della burocrazia” erano essenziali per far girare lo Stato. Ma la maggioranza delle persone oggi condivide decisamente l’amaro aforisma di Kafka secondo cui “i ceppi dell’umanità tormentata sono fatti di carta bollata”.

Sono state sviluppate dal governo ben sette azioni di semplificazione, a partire dalla riforma Madia : 1. semplificazione degli enti; 2. semplificazione normativa; 3. semplificazione delle procedure; 4. semplificazione delle società pubbliche locali; 5. semplificazione dei linguaggi (e-government); 6. semplificazione della sussidiarietà (“meno certificati più autocertificatori”); 7. semplificazione della giurisdizione (riti speciali, mediazione ).

Si sono fatti buoni passi in avanti ma occorre insistere. Soprattutto, è utile sviluppare sempre più l’amministrazione sussidiaria, le s.c.i.a., gli atti di “autoamministrazione” dei cittadini, certificati da professionisti responsabili e soggetti a controlli amministrativi, entro un termine breve. Ed è pure necessario promuovere “i semplificatori” riprendendo l’idea abbandonata delle “agenzie delle imprese” a supporto delle amministrazioni.

Ma anche per la giustizia amministrativa si può fare molto, partendo dai centri Solvit, dalle sedi del precontezioso e mettendo in pratica la teoria americana della multidoor courthouse ossia l’idea, ampiamente sperimentata in molti paesi, di una pluralità di soluzioni o strumenti non giudiziali che possono essere utilizzati per gestire una lite ( le alternative dispute resolutions ).

Vi sono in Europa gli ombudsmen, i tribunals inglesi che non sono fatti da giudici e molte altre esperienze per alleggerire il carico giudiziario offrendo rimedi alternativi, tempi celeri, costi contenuti.

Occorre sviluppare, con risorse e professionalità, “ l’amministrazione giustiziale” ma anche credere negli strumenti arbitrali, nei componimenti bonari, in uso in tutta Europa, disciplinati nelle forme e nei costi, che non possono essere affossati dalla “ cultura del sospetto”.

La Camera arbitrale dell’Anac, nel 2016, ha risolto 9 casi, un po’ poco invero, ed occorre interrogarsi sulle ragioni.
La giustizia amministrativa ha una performance nella media europea ed ha ora, grazie ad un serio impegno in proficua collaborazione con il governo, un processo interamente telematico, un grande successo dell’Italia, riconosciuto in un recente vertice internazionale.

Certo pesa l’arretrato, che è tutto “ cartaceo”, che può però essere azzerato in qualche anno con un piano straordinario di “ udienze di rottamazione “ ed anche con l’introduzione del giudice monocratico per le cause minori.
La giustizia è un servizio e come tale un bene economico, limitato.

Con la mediazione assistita si è affermata anche in Italia l’idea della giustizia diffusa, una casa “ dalle molte porte”: non tutto deve essere risolto dal giudice togato così come è , a ben vedere, per la nostra salute ove la prima opzione non può essere il ricovero in ospedale. Gli strumenti di mediazione possono essere adattati e sperimentati anche nel campo della giustizia amministrativa. Migliorare si può e si deve, con le semplificazioni , gli atti di  “autoamministrazione” e, anche, con le multidoor courthouse.

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