Nei discorsi di vittoria del fronte del No nessun accenno all’Italia, nei loro pensieri solo Renzi

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D’Alema, Salvini, Grillo, Brunetta ancora oggi tutti appassionatamente contro Renzi

“Amici del Si”, si ferma, sorride e in quel secondo il tempo si ferma. In quel momento ci siamo noi, il nostro impegno quotidiano, le giornate ai banchetti, un caffè per scaldarsi le mani, un sorriso per scaldarsi il cuore e andare avanti. Le bufale smontate, il reflusso d’una vecchia politica che abbiamo provato a fermare, ci abbiamo provato con tutte le nostre forze ma non è bastato. Sospesi in un quel momento l’istante passa, “vorrei abbracciarvi uno per uno”; prosegue Matteo Renzi e tu lo senti quell’abbraccio, è l’abbraccio di una comunità intera, un pezzo di Paese grande e forte. L’Italia che voleva cambiare l’Italia.

Questa è la Politica per cui investiamo il tempo dei nostri anni migliori, non per le alchimie dei partiti e delle minoranze che sanno unirsi solo contro qualcosa o qualcuno. Come conciliare, d’altronde, la passione di chi il proprio Paese lo ama con la strategia di chi – per colpire il Presidente del Consiglio – sacrifica il nostro futuro senza batter ciglio? “Non è il partito di Renzi. (…) Spero che a Renzi sia passata la passione di rottamare gli altri” afferma D’Alema tra gli applausi del Comitato del No. Renzi, Renzi, Renzi: non una parola sull’Italia che poteva essere, ci teniamo il CNEL, il Senato, l’iniquità ed a festeggiare sono sia Brunetta che i ragazzi che Brunetta definì “l’Italia peggiore”, un bell’abbraccio.

In questa sbronza collettiva si dimenticano presto le responsabilità, Casapound può partecipare alla festa? Ma certo, mettetevi lì, vicino l’ANPI, tra i Cobas, Monti e Fassina, ma non prendete i posti dei grillini, i nostri soci di maggioranza che dopo aver fatto fuoco e fiamme contro l’Italicum oggi lo apprezzano non poco. D’altronde è questione di coerenza: il Referendum non è passato e Renzi è uscito di scena, a differenza di quello che aveva promesso di fare Grillo prima delle elezioni europee.

Un po’ come il tema Muraro, Marra (i Marra, entrambi) o quello delle firme false in Sicilia: gli scandali aumentano, gli esponenti del Movimento restano saldamente incollati alle poltrone ma, visto che il sacro Blog non ne parla, il tema non esiste. E la nuova riforma, quella che avrebbero dovuto facilmente partorire in sei mesi? Nemmeno fingono di parlarne, ci sono cose più importanti: la corte di Strasburgo deve dirci se Berlusconi è candidabile, i grillini vanno fomentati con qualche nuova bufala – secondo BuzzFeed il partito di Grillo è la principale fonte di disinformazione italiana ma, per loro, è BuzzFeed la disinformazione – per non parlare degli equilibri della destra e della minoranza Dem. Hai voglia.

Solo una cosa non capisco, ma sicuramente è colpa mia: uno che ha preso – solo contro tutti, compreso un pezzo del suo stesso partito – il 40% dei voti come si può definire un perdente? E come si può definire vincitrice una “maggioranza” ad oggi già frastagliata come i tanti frantumi di uno specchio che cade in terra?

Fateci caso, sono i primi vincitori della storia ad essere furiosi: dall’ingestibile rabbia di Travaglio alle velate minacce di D’Alema (“chi ha seguito Renzi lo azzannerà”). Dall’altra parte c’è invece Matteo Renzi, l’uomo che lascia un’Italia migliore di quella che ha trovato e ci saluta col sorriso. Ed è il saluto di un amico, un amico di cui aspettiamo il ritorno.

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