Nel suo “Avanti” la proposta di Renzi per il tempo pieno al Sud

Opinioni

Nel libro Matteo Renzi parla di nuove direzioni da tracciare per andare ancora avanti

Nel libro di Matteo Renzi, da oggi a disposizione, inevitabilmente un passaggio viene dedicato alla Scuola, riprende le ragioni della Buona Scuola, le luci, le proposte positive, le motivazioni e il senso di alcune scelte, e le ombre, quello che non ha funzionato. Però ci tiene ad andare oltre, con delle nuove direzioni da tracciare per andare ancora avanti, riflettendo anche su quanto detto da Massimo Recalcati, riguardo il discorso interrotto da riprendere con nuove parole e nuovo linguaggio, che sottendano un dialogo e uno scambio.

Diseguaglianze da colmare

Ma il passaggio più bello, perché se ne sente l’emozione, è quello dedicato al divario Nord Sud come cartina al tornasole delle diseguaglianze che dobbiamo colmare. Una proposta in una parola: tempo pieno. Scrive Renzi: “Il tempo pieno è stato introdotto quasi mezzo secolo fa” eppure “la diseguaglianza geografica che divide in due l’Italia si fa in questo campo particolarmente insopportabile” continua fornendoci i dati crudi di tale diseguaglianza aggiornati al 2017 : “Su un milione di ragazzi che usufruiscono di tale diritto: il 58% vive al Nord, il 25% al centro, il 12% al Sud e solo il 4% nelle Isole” scrive l’ex Premier “Si tratta di una ferita inaccettabile al diritto all’uguaglianza sostanziale” . Da siciliana confermo.

Il perché di un’ingiustizia

“Si dirà che ci sono ragioni storiche, educative, sociali, familiari, sindacali. Tutto vero, tutto giusto. Ma queste ragioni nascono dalle esigenze degli adulti, non dai bisogni formativi dei bambini. Un bambino che vive in zone difficili ha più bisogno di stare a scuola”. Verissimo, come non pensare ai divari nei rendimenti rilevati anno dopo anno dalle Invalsi? Come non pensare a quanto accaduto in questi giorni a Palermo, agli atti vandalici occorsi nella Scuola Falcone allo Zen? Come non pensare alle parole di Daniela Lo Verde, la dirigente di quella scuola, che chiede di poter tenere più tempo a scuola i suoi alunni, in ambiente sano e protetto? Scrive Renzi quello che ripetiamo in tanti e da anni: “Una scuola aperta anche d’estate, anche di pomeriggio, è un presidio culturale sul territorio molto prezioso, specialmente nei quartieri di frontiera”, e il Meridione d’Italia ha praterie di luoghi di frontiera, problematici certo, ma tanto ricchi di stimoli e di bellezza di sentimenti, doverosi di attenzioni.

La proposta e gli effetti attesi

Riequilibrare i dati dell’offerta del tempo scuola su tutto il territorio nazionale (“almeno 32 ore” ovunque) significa andare contro una palese sproporzione: uno studente palermitano in terza media ha “cumulato” uno svantaggio di due anni di scuola in meno, rispetto a un coetaneo di Milano. Scrive Renzi, riprendendo le analisi sull’argomento, “L’educazione è il primo fattore di abbattimento delle diseguaglianze” Sarebbe dunque una grande conquista per quei ragazzi, per quei territori e per il paese, offrire ulteriori strumenti per recuperare ritardi di cui non sono in nessun modo responsabili. Il corollario? “la possibilità di impiegare di più e meglio i docenti del Mezzogiorno lasciandoli al Sud, mitigando così i problemi di uno dei punti più controversi della riforma”, andando incontro a quei docenti che per assumere il ruolo si sono dovuti spostare in altre regioni. L’obiettivo primario rimane educativo. “Le ragioni delle scelte in campo educativo debbono nascere dai bisogni formativi dei bambini, non dalle esigenze degli adulti” Se combaciano tanto meglio.

Cose di cui parlare

Si tratta di una proposta che non comparirà sulle prime pagine dei giornali, come la questione migranti o il fiscal compact, ma, secondo chi scrive, è un errore di sottovalutazione da segnare con la penna blu. Se ne dovrebbe parlare eccome. Proposte come questa, che lavorano sui tempi lunghi dell’educazione dei cittadini, hanno maggiori e più profondi effetti sulla vita individuale, collettiva, culturale e sociale del nostro Paese perché concorrono in modo sostanziale all’abbattimento delle diseguaglianze e alla ricchezza immateriale e materiale di una nazione.

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