Nella vittoria di Renzi c’è anche quella di tutta la generazione democratica

Congresso Pd

Il nostro voto a Matteo Renzi è un incoraggiamento a riprendere quel ruolo che qualcuno ha provato a strappargli

Una delle prime volte che ho sentito il termine “renziano” è stato all’interno del circolo dov’ero segretario. Un militante sospettoso – dopo avermi chiamato fuori dalla segreteria con una scusa – mi invitava a valutare la terribile ipotesi che la giovane donna venuta a tesserarsi, una trentenne sorridente con la sfortuna di non essere stata introdotta nella sezione da nessuna persona o corrente conosciuta, potesse essere (ed immaginate il tono, più o meno come dire “comunista” in pieno maccartismo anni ’50) una renziana. Sfortunatamente non ho mai avuto modo di scoprire le simpatie della ragazza a cui ho ovviamente dato il benvenuto nella nostra comunità, dopo un paio di riunioni in cui venne trattata come un’appestata non si fece, giustamente, più vedere. Il nostro volenteroso delatore era invece un fiero sostenitore di quei signori che, pochi anni dopo, avrebbero brindato per la vittoria del No alla Riforma costituzionale voluta dal nostro partito ed abbandonato quest’ultimo in una ridicola polemica (tragicamente ridicola, pensando a cosa accade oggi in Turchia) a proposito della scarsa democrazia.

Ho ripensato a quest’episodio ieri, mentre a Largo del Nazzareno Matteo Renzi pronunciava il proprio discorso abbracciato da una schiera di militanti, volontari, dirigenti che in quel momento, spogliati da ruoli ed incarichi vari, erano qualcosa di molto più semplice ed al tempo stesso alto: donne e uomini felici.

Felici di vedere ripagato un lavoro di mesi, un lavoro fatto nelle strade, nelle piazze, nei circoli, tra le persone e per le persone. Me le immagino queste persone, una carrelata di volti che scorrono sempre più veloci fino ad essere migliaia, decine di migliaia, milioni. Due milioni sono infatti gli italiani che hanno voluto dare il proprio sostegno a Matteo Renzi.

Al netto dell’allegra palude del No, quella che incapace di sognare e lottare per un Paese migliore preferisce distruggere l’impegno altrui, al netto di balbettii, esitazioni e silenzi della politica del sospetto – sospetto per i vaccini, le mammografie, le scie chimiche, le ONG, gli scienziati, i farmaci e qualunque forma di democrazia – è la vittoria di tutti noi. Perché siamo noi, non di certo Berlusconi che al massimo organizza una cena elegante ad Arcore o Salvini che presenzia una contro manifestazione il 25 Aprile, l’unico partito italiano che fa esprimere cittadini ed iscritti sulla scelta dei propri leader. Va da sè che se poi gli attacchi arrivano da chi, come Grillo a Genova, sconfessa il voto popolare cacciando la candidata scelta dalle persone, quelle offese sono medaglie.

E’ da poco passato il primo Maggio, durante il concerto ho visto tante facce, giovani donne e giovani uomini che nonostante tante belle parole continuano a scontare quotidianamente colpe non proprie. Come rappresentante di questa generazione, quella che non vedrà mai la propria pensione ma vede tanti italiani andati in pensione a quarant’anni che hanno anche il coraggio di offenderci, credo che la politica del prossimo futuro avrà un ruolo fondamentale.

Ci avete lasciato il debito, la disoccupazione e l’impossibilità di metter su famiglia, avete portato una generazione a sentirsi vecchia a trent’anni ed al tempo stesso – in una sorta di contrappasso dantesco passato per Orwell – ci avete pure chiamato bamboccioni. Non solo avete preso il nostro ottimismo e l’avete trasformato nel carburante della vostra immeritata seconda gioventù, avete persino provato a colpire l’unico uomo – peraltro nostro coetaneo – che in due anni ha fatto più riforme delle precedenti generazioni in decenni di chiacchiere, metafore, bicamerali ed analisi delle sconfitte.

Siamo una comunità che spero diventi ogni giorno più compatta, il mio grazie è quindi sincero e va ad Andrea Orlando e Michele Emiliano, ma ci tengo a specificare che il nostro voto a Matteo Renzi è un incoraggiamento a riprendere quel ruolo che qualcuno ha provato a strappargli proprio perché bonificava quella palude che tutti fingono di non vedere ma in cui troppi italiani affondano. Riforme come gli 80 euro, levare l’Imu sulla prima casa, i 700 mila posti usciti col JobAct divertiranno forse chi vive d’agi che non conosciamo, ma non fanno ridere i trentenni che provano ad uscire di casa, quelli che vogliono avere un bambino o semplicemente trovare la giusta indipendenza economica dalla propria famiglia.

Con Renzi segretario tracciamo una linea contro i populismi che da oltre oceano alzano muri, protezionismi e rabbia cieca, una linea che mi auguro verrà rimarcata domenica prossima con la vittoria di Macron per dire con forza sì all’Europa, ma quella degli esseri umani, non solo quella dei tecnicismi, dell’austerità e delle regole. Sono convinto che attraverso questa strada sapremo recuperare anche chi quattro anni fa partecipò al voto e che oggi non si è sentito chiamato in causa, tornare loro interlocutori è giusto e doveroso per un partito a vocazione maggioritaria come il Pd.

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