Noi e la Turchia che non si piega

Opinioni

Tutti gli analisti davano questa vittoria per scontata

Con il 51% dei voti Recep Tayyip Erdogan ha ottenuto la riforma costituzionale che trasforma la Turchia in una Repubblica presidenziale. Anzi “iperpresidenziale”: il Presidente infatti assorbirà la funzione di primo ministro, potrà governare per decreti, nominerà i giudici costituzionali (12 su 15), i capi delle forze armate, i vertici della magistratura e della pubblica amministrazione, i rettori delle università. Potrà essere eletto per due mandati con possibilità di proroga per un terzo (e poiché la riforma non terrà conto dei mandati precedenti, Erdogan potrebbe rimanere in carica fino al 2034). Viceversa il Parlamento viene ridotto nei suoi poteri e privato del diritto di presentare mozioni di sfiducia. Tutti gli analisti davano questa vittoria per scontata stante il clima di oppressione politica e di gestione autocratica con cui Erdogan ha gestito il potere in questi anni e ancor di più dopo il golpe del luglio 2016. Stato di emergenza e sospensione di essenziali garanzie democratiche, quarantamila cittadini arrestati, centomila dipendenti pubblici licenziati, centinaia di Sindaci destituiti, decine e decine di giornalisti tradotti in tribunale, università e scuole chiuse.

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