Non c’è Europa senza lavoro

Opinioni

Se vincerà la Le Pen l’Europa entrerà in una crisi irreversibile

Davvero qualcuno di sinistra può pensare che sia indifferente l’esito del voto in Francia? Che la vittoria di Macron e quella di Marine le Pen siano la stessa cosa? La stessa cosa per la Francia e per l’Europa? Si ha una minima idea di cosa significherebbe per l’Unione l’ascesa all’Eliseo di una presidenza nazionalista, sovranista, nemica dell’integrazione?

La Brexit ha dato un colpo molto serio al progetto che , all’inizio di questo millennnio, sembrava essere in tale veloce sviluppo da ipotizzare la possibilità che davvero si avverasse il sogno degli Stati Uniti d’Europa. Si era lanciata la moneta unica, abolite le frontiere, rafforzata la banca centrale. Si erano create le condizioni per un salto verso quella condizione di unità continentale che, unica , consente di sostenere la grande sfida della globalizzazione. Poi il progetto ha cominciato a perdere velocità, per la progressiva affermazione di governi di destra nei singoli stati, per la crisi della sinistra, per un allargamento forse troppo rapido, per la pesantezza della burocrazia.

Ma quando un volo è a metà bisogna decidere se completarlo o tornare all’aeroporto di partenza. Oggi l’ Europa dovrebbe accelerare il passo e fare una svolta in tema di integrazione economica, politica, di sistemi di difesa, istituzionale. Anche perché l’aeroporto di partenza non esiste più e dunque non c’è la possibilità della marcia indietro. Monete nazionali, isolazionismi di varia natura, contrastano con la società e i processi reali. L’Europa che verrà sarà tale solo se sarà più unita e avrà più modernità e soprattutto se capirà finalmente che senza crescita e lavoro, senza equità sociale e pari opportunità, le comunità sociali non possono più reggere.

È una sfida difficile, quella di creare lavoro in un tempo di recessione e quando le tecnologie tendono a eliminare quello umano per sostituirlo con le macchine. Ma qui è la sfida. O sarà l’ Europa del lavoro o non sarà. E più si procrastina questa svolta più, soffiando sulla paura e sulla crisi sociale, sarà la destra a interpretare, in spirito anti integrazione, un malessere sociale che la sinistra fa fatica a capire e far vivere come propria priorità. Il 40% dei francesi ha votato al primo turno contro l’Europa, un dato che dovrebbe far riflettere, se la politica non fosse diventata un luogo di tifoserie senza raziocinio.

Se vincerà la Le Pen l’Europa entrerà in una crisi irreversibile. Ma prima ancora di questo è possibile che una persona di sinistra non avverta il pericolo che a governare uno dei paesi più importanti d’Europa vada chi ha detto le cose che sappiamo sugli immigrati, sulla sicurezza? Chi ha detto quelle cose sugli ebrei? È tutto indifferente, ormai? Io credo che i valori della democrazia, dell’antifascismo, dell’integrazione , dell’Europa siano imprescindibili, per una persona di sinistra. Il resto, le politiche economiche e finanziarie, si può duramente criticare , combattere e cambiare ma la concezione della libertà e del pluralismo viene prima di tutto. Il voto in Francia deciderà anche del nostro futuro.

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