Se non noi democratici, chi può opporsi al becero populismo?

Pd

I principali imprenditori di business dell’odio organizzato sono Lega e Movimento 5 Stelle. E continuare a giocare in difesa è sbagliato

Lo scorso inverno, durante un vivace confronto Rai con l’amico e massmediologo Klaus Davi a proposito del risultato del referendum elettorale, mi sono sentito dire – con un filo di provocazione – che il mio continuare a perorare le ragioni del “Sì” significava non aver rispetto per una scelta chiara degli italiani. Niente di così lontano dal vero, per quanto poco argomentabile a causa dei tempi televisivi, ho un grande rispetto per gli italiani che hanno votato in buona fede “No”. Sono casomai molto critico con chi, per interesse squisitamente personale, ha convinto un Paese intero a votare contro se stesso e – cosa forse ancora più grave – ha aperto la porta a perniciosi reflussi.

Come nella trama di qualche film horror anni ’80 il nostro è infatti un Paese in cui niente, neanche le cose peggiori, muoiono definitivamente. Restano casomai dormienti in un angolo buio, in attesa che qualche utile idiota le riporti in vita.

Pensavamo di aver sconfitto il peggiore dei fascismi e dei razzismi? Pensavamo che vaccinarsi per debellare malattie inquietanti fosse una conquista sociale e non un obbligo da regime? Pensavamo che mai rappresentanti delle istituzioni si sarebbero spinti – indipendentemente dal loro livello d’ignoranza, disonestà e calcolo – ad augurare lo stupro della terza carica dello Stato o cavalcare la tragica morte di una bimba di quattro anni? La cronaca quotidiana ci racconta qualcosa di diverso ed è proprio la rabbia “webete” con cui vengono divulgate ed accolte queste notizie – “Dopo la miseria portano le malattie” recita in questi giorni la prima pagina di un noto quotidiano – che dovrebbe farci riflettere. Un rancore così acritico non può essere accidentale, è casomai stato coltivato quotidianamente con pazienza e costanza. Un business dell’odio organizzato e florido.

Principali imprenditori di questo marketing sono ovviamente Lega e Movimento 5 Stelle
, e mentre i primi fiori neri cominciano a germogliare – ronde fasciste, immigrati che devono nascondersi in chiesa, un indegno attacco quotidiano alla Presidente Laura Boldrini – assistiamo a qualcosa di strano. Chi ha persino abbandonato il proprio partito, il Pd, per farsi fiero alfiere dei valori della sinistra, non apre neanche bocca davanti ai vergognosi ritorni di questo inquietante populismo. Le quotidiane ed aspre critiche di D’Alema e Bersani, le lezioncine e lo sdegno hanno casomai come unico destinatario Matteo Renzi, non Salvini, non Casapound né, tantomeno, il Movimento 5 Stelle che anzi viene definito “forza di centro e argine alla deriva populista” nonostante voti contro lo Ius Soli o diffami i “taxi del mare” delle ONG.

Nel frattempo, con buona pace delle belle parole sugli sprechi e le promesse sbandierate, il CNEL ha nominato 48 nuovi Consiglieri che rimarranno in carica fino al 2022 con un costo di circa 9 milioni di euro l’anno. La notizia sorprende qualcuno? No. Fa vergognare qualche politico che aveva garantito che questo non sarebbe mai più successo? Figuriamoci.

In compenso si apre la solita polemica anti Renzi, reo stavolta di aver risposto ad una provocatrice andata alla festa di Bologna con il chiaro obiettivo di offenderci. Eh si, perché se non fosse chiaro Matteo ha difeso tutti noi dall’infamante accusa di essere dei ladri, non se stesso. Nonostante ciò dobbiamo sorbirci un’esegesi della risposta politicamente corretta dai leghisti che portano le bambole gonfiabili ai comizi e dai grillini che devono il proprio miracolo ad un ex comico famoso per le sue offese irripetibili a premi nobel, donne di scienza, avversari politici, giornalisti e per l’indegno “cosa faresti in auto con la Boldrini?”.
Paradossale? Non più di Salvini che elogia la Corea del Nord o minaccia di togliere la scorta a chi lo critica, non più di Zaia che antepone orgoglioso la propria battaglia politica alla salute dei bambini del Veneto, non più di chi finge d’ignorare che la malaria non si trasmette per contagio diretto ma per la puntura d’una zanzara.

Questi sono loro, come reagiamo noi democratici a tutto ciò? Continuo a pensare che il nostro giocare in difesa, il nostro offenderci più per un “lo dica a sua sorella” che per il quotidiano attacco ai più deboli, alla memoria del nostro Paese, alla dignità dei nostri valori sia un errore.
Personalmente sono stanco di vivere in un’Italia dove il confine tra vero e falso sia così labile, dove ogni criminale o psicolabile può creare notizie che incitano all’odio e diffonderle online in pochi secondi restando impunito. Sono stanco del poco pathos con cui ci opponiamo a chi associa il nostro nome a “mafia capitale” e dileggia i nostri rappresentanti nelle istituzioni. Se non noi, chi può indignarsi per tutto questo?

Nel suo ultimo libro Renzi scrive che “potere” prima di un sostantivo è un verbo, potere cambiare le cose. E’ vero e bellissimo ma presuppone un impegno che, credo, debba tenere in considerazione una risposta più risoluta di una carezza coi guanti bianchi verso chi ci spara quotidianamente coi kalashnikov.

Renzi ha aperto la strada ad un nuovo modo di concepire la politica, ha coraggiosamente cambiato verso ed ha scelto di dire no ai governicchi, credo l’abbia fatto perchè la politica è passione, è – appunto – poter cambiare le cose, non un accordo a ribasso per tirare a campare. Questa però è una battaglia che dobbiamo saper combattere assieme con la forza delle nostre idee, non solo delegando le nostre speranze e restando a guardare in finestra.
L’orgoglio di ciò che siamo appartiene a tutti noi e riguarda ciò che con le nostre azioni sceglieremo quotidianamente d’essere, di quello che sarà il nostro partito e di quello che sarà il nostro Paese.

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