Ma non fate di Milena una Enzo Biagi

Opinioni

Il Fatto e de Bortoli gridano alla censura

La conseguenza forse peggiore delle dimissioni dalla Rai di Milena Gabanelli è la strumentalizzazione che già in queste ore ne viene fatta. Anzi, è da settimane che Il Fatto, sempre a caccia di bandiere da sventolare nel suo cielo plumbeo di rancore, raccoglie firme “di solidarietà”  per la presunta vittima della censura ovviamente renziana.

Ed ecco oggi un’altro alfiere della lotta di liberazione dal renzismo, Ferruccio de Bortoli, gridare anch’egli, come un Travaglio dalle buone maniere, alla già citata censura di idee che – cinguetta- in campagna elettorale sono sgradite (a Renzi, ça va sans dire).

È chiaro che questo armamentario polemico è, esso sì, campagna elettorale.

Ci sarebbe da augurarsi che una professionista come Gabanelli non venisse trascinata nello scontro politico e che se ne rispettassero le scelte, scelte che dipendono da ragioni professionali sulle quali ognuno può avere le sue opinioni.

Ma una cosa è certa. Non siamo di fronte agli odiosi casi di censura di alcuni anni fa. Primo, perché non è la Rai di allora. E secondo perché Milena non è Enzo Biagi.

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