Non più in nome delle religioni

Opinioni

Domenica la forza del martirio, ha “superato” le preoccupazioni dottrinali e le cautele liturgiche, come se l’urgenza della fraternità di fronte alle persecuzioni abbia avuto la meglio

“Break the cross”, così titola il magazine dell’Isis: un combattente abbatte un crocifisso per sostituirlo con la bandiera nera del Califfato. Segue l’appello ai lupi solitari perché colpiscano i crociati, con sempre più ferocia. La brutale chiarezza del messaggio segue di qualche ora la mansueta chiarezza di Papa Bergoglio: «Non mi piace parlare di violenza islamica, non è giusto identificare l’Islam con la violenza… Tutte le religioni hanno un nucleo fondamentalista … Anche i cattolici possono essere violenti… ».

C’è una irragionevole pervicacia a non volere lo scontro da parte cristiana, un imbelle e ingenuo porgere l’altra guancia? E l’invito a buttare giù le croci segue anche il giorno che ha visto per la prima volta la comunità islamica, in quanto tale, nella sua ufficialità, partecipare alla messa cattolica, che celebra il sacrificio della croce. Una reazione? Il segnale che nulla può spaventare di più i registi del terrore che un fronte unitario per la pacificazione, paventato come una sottomissione all’incontrario? Dell’islamico al cristiano?

 

(Nella foto un momento della messa domenicale nella chiesa di Santa Maria in Trastevere, 31 luglio 2016 a Roma. ANSA/Massimo Percossi)

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