Nove punti critici sul voto del Pd su Minzolini

Opinioni

Il Parlamentonon è un passacarte ma nemmeno un quarto grado di giudizio

Ci sono almeno molte cose che non mi convincono riguardo all’atteggiamento del Pd sul voto su Minzolini. Si tratta di mie opinioni personali che scrivo qui sollecitato dall’intervento di Giorgio Tonini su questo sito, nel quale ha posto argomenti molto seri a favore del no alla decadenza dell’ex direttore del Tg1 (così come rispettabili sono i ragionamenti fatti da Mucchetti, Rosaria Capacchione e alltri senatori che hanno votato contro il parere della Giunta).

Faccio però due premesse.

La prima premessa è questa. Considero il Parlamento sovrano e giustamente dotato di precise guarentigie costituzionali in quanto espressione della volontà popolare. Per cui non è la magistratura che può deciderne la composizione.

La seconda premessa è che Augusto Minzolini è stato per me e molti colleghi della mia generazione un esempio professionale, quando era insuperabile cronista de La Stampa, per cui non ce l’ho assolutamente con lui. Non è né la persona né il fatto che sia di una parte politica che avverso a farmi dire che la decadenza andava approvata.

Ed ecco le cose che non mi convincono.

1) Sulle scelte politiche – è questa lo era perché riguardava la composizione dell’Aula del Senato – credo sia sbagliato che il Pd lasci libertà di coscienza, che quasi sempre è un modo elegante per dire che non si ha una posizione precisa. La libertà di coscienza non la si “lascia”, essendo un ovvio diritto del parlamentare. Però la libertà c’è rispetto a una indicazione chiara. Il Pd insomma ha avuto una posizione pilatesca su una scelta politica e questo è sempre un errore.

2) Peraltro il Pd nella giunta aveva sostenuto la linea che poi era stata della giunta stessa, cioè parere favorevole alla decadenza di Minzolini. Stavolta il gruppo non ha seguito la posizione del suo rappresentante in giunta. Dunque ha cambiato linea. Fatto strano.

3) Non è vero che il Pd lasci sempre libertà di coscienza. Sulla decadenza d Berlusconi disse sì alla decadenza. In mille altri casi il capogruppo ha dato un’indicazione precisa. Ovviamente, aggiungo io.

4) La perplessità sulla condanna di Minzolini inflitta da un tribunale nel cui seno sedeva un ex parlamentare di sinistra mi sembra forzata, anzi inaccettabile. Ricorda le reazioni furibonde del Cavaliere che appunto sosteneva sempre che i collegi giudicanti fossero composti da magistrati di sinistra. I 19 senatori del Pd che hanno votato per la permanenza di Minzolini in Senato hanno dunque rilevato fumus persecutionis perché uno dei giudici era un ex parlamentare del partito popolare. Mi sembra grave.

5) Anzi, è un precedente pericoloso. Da domani qualunque imputato potrà non riconoscere una sentenza a lui sfavorevole perché comminata da un collegio comprendente un giudice di sinistra o di destra. Detto questo, il Parlamento dovrebbe sbrigarsi a varare la legge che impedisca a un ex parlamentare di svolgere la funzione giudicante.

6) Il Parlamento non è un passacarte della magistratura, ovviamente. Ma non è neppure un quarto grado di giudizio, nel senso che non può ad esempio giudicare “eccessiva” una pena, ma solo valutare se ci sia stata un’ostinazione pregiudiziale su un suo componente. E, aggiungo, deve guardarsi anche dal solo dare l’impressione di essere un tribunale speciale.

7) La legge Severino è stata delegittimata. Non mi pare un gran risultato politico, anche perché quella legge è stata approvata dal Pd e dal Pd invocata in altri casi (Berlusconi). Se non piace più la si cambi, ma non si può far finta che non esista.

8) Non ci si deve far condizionare dai media e dalle urla dei populisti e de demagoghi. Bene. Ma non sempre e non comunque si deve fare una cosa contraria solo perché demagoghi e populisti strillano. È un altro modo di essere subalterni. Graziano Delrio, unico fra i dirigenti del Pd, ha detto a Repubblica che si è dato un messaggio sbagliato. A Renzi è stata attribuita una contrarietà al modo di procedere del Pd, ma non ci sono state conferme ufficiali. Michele Emiliano invece si è detto favorevolissimo, mentre Andrea Orlando non ha voluto commentare in quanto ministro della Giustizia: però questa era una scelta politica, non una sentenza giudiziaria. Poteva commentare benissimo.

9) In conclusione, qui non c’entrano garantismo e giustizialismo. Qui c’entra una sola cosa: la capacità del Pd di decidere in autonomia e di sostenere le sue ragioni. Questo fa un partito politico.

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