Il milione di posti di lavoro in più ormai c’è

Opinioni

Il Jobs Act va completato, i giovani che cercano invano lavoro al Sud vanno aiutati a trovarlo al Nord

Nel periodo giugno-agosto di quest’anno si è registrata in Italia una crescita degli occupati rispetto ai tre mesi precedenti di ben 113 mila persone che dimostra la continuità del miglioramento del mercato del lavoro. In particolare, ad agosto 2017 gli occupati sono aumentati di altre 36mila unità rispetto al mese precedente. La crescita anno su anno rispetto ad agosto 2016 è stata di 375mila occupati ed ha interessato entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni (coorte su cui pesa però un forte calo demografico strutturale).

Dunque gli occupati sono tornati abbondantemente sopra i 23 milioni (ad agosto erano 23 milioni e 124mila, per la precisione) e siamo ormai a sole 65mila unità in meno rispetto al massimo storico pre-crisi toccato nell’aprile 2008 (23 milioni e 189mila). Merito della ripresa economica e soprattutto del Jobs Act. Durante il governo Renzi e il successivo governo Gentiloni il miglioramento del mercato del lavoro è stato ininterrotto. Basti pensare che rispetto al febbraio 2014 oggi abbiamo ormai quasi un milione di posti di lavoro in più (+978 mila, per la precisione). Un progresso su cui quasi nessuno scommetteva anche solo un paio di anni fa. Basta andare a rileggere i titoli dei giornali di allora e i tanti commenti che criticavano le decontribuzioni e la riforma del mercato del lavoro, giudicate incapaci di produrre risultati efficaci. Invece la storia è andata diversamente e da marzo 2014 ad agosto 2017 si contano 565mila occupati dipendenti a tempo indeterminato in più, a cui si aggiungono 545mila dipendenti a termine in più, mentre il numero di lavoratori indipendenti è diminuito di 136mila unità. Il peso dei dipendenti permanenti sul totale degli occupati è salito dal 63,9% dell’aprile 2008 al 64,8% dell’agosto 2017, cioè abbiamo oggi una quota di posti di lavoro stabili più alta di prima della crisi.

Vale la pena ricordare altre cifre significative. Sempre rispetto a febbraio 2014 ad agosto 2017 il tasso di disoccupazione totale è sceso di 1,7 punti percentuali (dal 12,8% al 11,2%) e quello della disoccupazione giovanile di 8,5 punti percentuali (dal 43,6% al 35,1%). I disoccupati sono diminuiti di 368mila unità. Inoltre, ad agosto 2017 il tasso di occupazione ha toccato il 58,2%: per trovare un livello così elevato bisogna tornare indietro al novembre 2008. Ultimo ma non meno importante elemento da sottolineare è il forte calo degli inattivi, senza il quale la diminuzione del tasso di disoccupazione sarebbe stata anche maggiore: basti pensare che durante i governi Renzi e Gentiloni gli inattivi sono calati complessivamente di ben 921mila.

In conclusione, rispetto ad inizio 2014 l’Italia ha oggi un milione di posti di lavoro in più e quasi un milione di inattivi in meno. Rimangono problemi gravi, tra cui il tasso di disoccupazione giovanile ancora troppo elevato e il ritardo del Mezzogiorno nel recuperare i livelli occupazionali pre-crisi, mentre in alcune aree del Settentrione siamo ormai quasi in presenza di situazioni di carenza di manodopera. Sono asimmetrie che originano in buona parte anche dalle inefficienze dei centri per l’impiego. Il Jobs Act va completato, i giovani che cercano invano lavoro al Sud vanno aiutati a trovarlo al Nord. Ma le condizioni economiche del paese stanno complessivamente migliorando di mese in mese, come conferma anche l’indice manifatturiero di Markit di settembre. Il mix di riforme e ripresa sta dando i risultati sperati.

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