Oggi numero monografico del Fatto su Renzi, persino scomodando l’arte

Opinioni

Non solo primarie (disprezzate): ogni pezzo è buono per un po’ di fango

Che il Falso Quotidiano non apprezzi le primarie del Pd non è certo una novità né una sorpresa: come potrebbe, l’house organ della Casaleggio Associati srl, rispettare l’esistenza di centinaia di migliaia di persone in carne e ossa e cervello, quando basta un clic – purché preventivamente concordato con Beppe Grillo – per scegliere e decidere democraticamente?

“Primarie, numeri a caso e denunce di brogli”, titola dunque il Falso in prima pagina.

E il Direttore di Bronzo si esibisce in un confuso parallelo fra i berlusconiani condannati in tribunale “per mafia o corruzione” e i renziani che gioiscono per il successo delle primarie: non abbiamo capito bene il senso del pregevole scritto, ma abbiamo intuito che non si tratta di un complimento.

Nelle pagine interne, prosegue indomita la macchinetta del fango a colpi di titoloni: “Primarie piene di brogli, tre giorni per i dati ufficiali”, “Fuga dalle Regioni rosse: cala il consenso del Partito di Renzi”, “Renzi vuole scaricare Franceschini & C.”, e via così fino alla pagina dei commenti, dove Antonio Padellaro ammette (e speriamo che il Direttore di Bronzo non se ne sia accorto) che le primarie “restano pur sempre un fenomeno di massa in tempi grami di partecipazione politica”, ma poi dà la colpa alla “paura dei 5Stelle”, mentre Alessandro Robecchi, autore di Crozza, liquida “il nuovo gioco dell’oca dell’omino forte”: “tattiche tante, strategia zero”.

Fin qui, come dire, siamo nella norma. La parte divertente arriva sfogliando le altre sezioni del giornale.

Per esempio c’è Oliviero Beha che, per ricordare Valentino Parlato, non riesce a non scrivere ossessivamente di Renzi: “Perché – si chiede il noto giornalista sportivo – Matteo e il suo cerchio poverello non ha studiato sull’esperienza di Valentino?”. Già, perché? “Detto  altrimenti – ci spiega Beha –, che c’aveva nel cervello Valentino che non ha Renzi e di cui soprattutto Renzi non sente la mancanza?”. Già, che c’aveva?

Ancora agitati dal dubbio, arriviamo all’ultima pagina del Falso, dedicata ai libri. Almeno qui, pensiamo, non saremo costretti a sentir parlare di Renzi. E invece niente, non c’è scampo. “La morte dell’arte italiana da Berlusconi a Renzi” è il titolo della recensione ad un saggio di Vittorio Emiliani.

Ci arrendiamo.


 

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