Ora Macron corre verso l’Eliseo, quattro chiavi per capire il futuro

Opinioni

Il posizionamento centrale di Macron è tale da consentirgli di vincere abbastanza agevolmente contro una candidata estremista

In fondo, una volta tanto, è successo quello che i sondaggi avevano previsto. Quindi conviene soprattutto concentrarsi sul futuro, sui prossimi passaggi.

In primo luogo il ballottaggio: il posizionamento centrale di Macron è tale, come si vede anche dalle convergenze che stanno maturando, da Fillon a Hamon, da consentirgli di vincere abbastanza agevolmente contro una candidata estremista.

In secondo luogo il Governo: per quanto giuridicamente non obbligato a dimettersi, è ragionevole ipotizzare che il Primo Ministro Cazeneuve si dimetta e che quindi Macron possa procedere alla nomina di un Governo di transizione costituito di pochi ministri, che possa fare da ponte verso le elezioni legislative di giugno.

In terzo luogo la maggioranza: molti credono che un movimento così giovane faccia fatica a vincere le elezioni legislative di giugno. Tuttavia il meccanismo varato nel 2000 e praticato nel 2002 che pone le legislative nella cosiddetta “luna di miele” dell’elezione presidenziale crea un potente effetto traino. Il cittadino normale sarà disponibile a votare anche persone non particolarmente conosciute ma che abbiano sulla scheda la dicitura “En marche majorité presidentielle” per avere un risultato coerente. E’ possibile che  la maggioranza non sia assoluta, ma sia De Gaulle tra 1958 e 1962 sia Mitterrand tra 1988 e 1993 si erano trovati in situazione analoga ed erano stati favoriti dalle norme costituzionali che, tra l’altro, non impongono il voto di fiducia iniziale al Governo (che si insedia pertanto solo con la nomina presidenziale) e che contemplano una modalità particolarmente forte a favore dell’esecutivo del Governo sul voto di fiducia (quando su un testo si pone la fiducia il testo è considerato approvato senza voto, a meno che non sia presentata e votata a maggioranza assoluta la sfiducia). E’ vero che questo potere è stato limitato dalle riforme costituzionali ad un solo progetto di legge per ogni sessione parlamentare, ma la Finanziaria si può comunque sempre approvare così.

In quarto luogo sono da considerare gli effetti europei a catena: da ora in poi, essendo in arrivo all’Elliseo il sostenitore più forte di una nuova Unione politica federale tra i paesi disponibili (mentre Le Pen e Melenchon ci avrebbero portati a una rottura e Fillon a uno status quo intergovernativo), questa prospettiva diventa uno spartiacque anche per le elezioni degli altri Paesi sia per le piattaforme politiche pre-elettorali (come pensare a un centrodestra unito sul piano nazionale?) sia anche per eventuali intese post-elettorali che si rendessero necessarie in caso di risultati non decisivi (come immaginare ad esempio un’intesa tra Pd e Cinquestelle?).


 

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