Il giorno del tilt e della fuga

Opinioni

Oggi diverse notizie importanti riguardano il M5s e avranno una ricaduta notevole sulle prossime elezioni

Oggi diverse notizie importanti riguardano il Movimento 5 stelle. Sono rilevanti perché coinvolgono personalità di primo piano del movimento – Di Maio e Raggi – e perché avranno in qualche modo una ricaduta notevole sulle prossime elezioni politiche. Andiamo con ordine e partiamo da quello che è contemporaneamente fiore all’occhiello e tallone d’Achille del partito di Grillo: Rousseau.

 

Democrazia a 5 stelle in tilt

Oggi Rousseau, la piattaforma degli iscritti pentastellati, ha aperto le iscrizioni per le autocandiature delle parlamentarie 2018. Come successo in altre occasioni simili, il sistema è andato in tilt, diversi iscritti si sono lamentati e alla fine un aggiornamento del blog ha annunciato che il termine precedentemente fissato alle 12, sarebbe slittato alle 17. La motivazione ufficiale è che l’alto numero di accessi dovuto al “successo” – scrive il M5s – dell’operazione ha fatto rallentare il sistema, impedendo a diversi utenti di completare la propria domanda. Di per sé non ci sarebbe nulla di male. Malfunzionamenti tecnici sono all’ordine del giorno. Il problema è che con il M5s questi malfunzionamenti capitano fin troppo spesso. Non che ci sia il dolo, intendiamoci, ma di certo non viene garantita un sistema efficiente e sicuro, visto che od ogni grande consultazione presenta le identiche difficoltà. Nel 2012 il sito che ospitava le parlamentarie andò in tilt in poco tempo. Poi la Casaleggio inaugurò Rousseau, ma le cose non sembrano cambiate. Dal momento del suo lancio nel 2016, il nuovo “sistema operativo” doveva garantire standard più alti, sia in termini di velocità sia in termine di sicurezza. Oggi sappiamo che entrambi gli obiettivi sono stati mancati. Il primo per le difficoltà riscontrate anche a quest’ultima iniziativa, il secondo per quello che ha scritto oggi il Garante della privacy che, dopo un’istruttoria di merito iniziata quest’estate, ha ipotizzato sanzioni per  violazioni nel trattamento dei dati personali “dell’Associazione Rousseau, responsabile del trattamento dati del sito del Movimento 5 Stelle e della piattaforma Rousseau”. L’aspetto più inquietante delle osservazioni mosse dal Garante è che l’accusa di “illeciti sulla riservatezza dei voti” si basa sul fatto che nel database di Rousseau è presente la correlazione tra voto e numero di telefono del votante. Un’informazione che potrebbe essere finita anche in mano agli hacker che quest’estate hanno attaccato la piattaforma. Dalla Casaleggio avevano promesso miglioramenti alla sicurezza e maggiori garanzie sulla privacy, ma ad oggi il sistema operativo del Movimento 5 stelle fa notizia più per i suoi problemi, che per le sue soluzioni. Staremo a vedere.

 

La candidatura di Di Maio 

Oggi i giornali hanno dedicato particolare attenzione a un retroscena apparso sulla Stampa, in cui si scrive che Di Maio intende tenersi alla larga dalla sfida diretta nei collegi uninominali previsti dal Rosatellum (un mix tra maggioritario e proporzionale), per evitare una sconfitta che si tratterebbe per lui di un danno d’immagine irreparabile. In serata è stato lo stesso di Maio a commentare la notizia, definendola una fake news. “Scrivono che io non mi candiderò nel mio collegio uninominale. – si legge sul suo profilo Facebook – Da dove abbiano preso le informazioni non si sa. Visto che le candidature per gli uninominali ancora non esistono, dato che sono io stesso a poter decidere dove candidarmi e dal momento che intendo farlo”. Il giornalista della Stampa, Ilario Lombardo, però precisa che la decisione dei vertici pentastellati era tale “almeno fino a ieri sera, quando abbiamo ricevuto conferma dal M5S”.

 

La fuga di Virginia

Se quella di Di Maio è una fuga che il diretto interessato bolla come una bufala, più certa è quella che riguarda Virginia Raggi. Il 9 gennaio doveva svolgersi l’udienza preliminare per il caso nomine in Campidoglio nel quale la sindaca di Roma è accusata di falso in atto pubblico e per il quale il pm ha chiesto il rinvio a giudizio. La notizia di oggi è che probabilmente la Raggi, a quella udienza, non ci sarà visto che la sindaca ha chiesto il giudizio immediato. Richiesta insolita e inaspettata che però gioca a favore del Movimento. Con la richiesta del rito immediato, infatti, si salta la fase dell’udienza preliminare fissata per il 9 gennaio e durante la quale il giudice avrebbe confermato la richiesta del pm e rinviato a giudizio la sindaca oppure archiviato l’accusa del pm che ha svolto le indagini. L’inizio del processo con rito immediato è previsto invece per dopo le elezioni nazionali. Una scelta che si sposa a perfezione con la campagna elettorale appena iniziata.

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