Il partito, una scuola e il senso di un viaggio intitolato a Pasolini

Opinioni

In tempi di treni e partenze questa scuola di partito ha fornito un bel bagaglio di cultura e formazione per i ragazzi

Lo scorso fine settimana, nella splendida cornice marina di Pietrarsa affacciata su Ischia e Capri, e precisamente dentro la gloria meccanica del Museo Nazionale Ferroviario che ieri sfornava fieramente locomotive e carrozze à gogo contribuendo all’unificazione nazionale quasi più dei governi, si è conclusa la “Scuola di partito Pier Paolo Pasolini”, con una sarabanda di ragazze e ragazzi festanti non per un diploma da cameretta ma per aver partecipato a un viaggio.

Tuttavia per dire bene dove siano andati e perché, bisogna prima tornare all’ottobre del 1949 e dirigerci nella fresca Casarsa, dove un giovane insegnante e poeta dal volto pensoso e scavato, appassionato di calcio e politica, veniva espulso dal Partito Comunista italiano per presunta “amoralità” e l’accusa di “corruzione di minore”, ma soprattutto perché era omosessuale. Probabilmente il rigore bigotto della sinistra di allora ci regalò la libertà anarchica e provocatoria di un genio di penna e telecamera, ma la ferita, attraverso i decenni e le varie sigle della sinistra, ha continuato a sanguinare e il senso di colpa a pulsare. Per questo intitolare la scuola di formazione del Partito Democratico a Pier Paolo Pasolini era cosa certamente non facile e scontata ma forse dovuta, anche a noi stessi. Inoltre queste scuse, per cecità e insensibilità, appaiono ancora più sincere se accompagnate  dall’approvazione delle unioni civili.

Ma era proprio al Pasolini senza più tessere e censure che volevamo rendere omaggio e nella libertà che volevamo viaggiare, e quindi per dirla con le parole dell’ideatore Massimo Recalcati si doveva fare una scuola di formazione come “luogo “alto” di riflessioni sul nostro passato e sul nostro futuro. Un luogo non effimero, ma destinato a durare nel tempo. Il suo destinatario privilegiato sono le nuove generazioni”. 

Inutile dire che i molti detentori di patenti morali e lasciti storici-politici-poetici pensavano a una trash edizione de Il Vangelo secondo Matteo (Renzi) che avrebbe accoltellato il poeta e riproposto le stesse parole, le stesse facce, le stesse certezze. E invece in questi mesi di appuntamenti, di lezioni e confronto, alle ragazze e ai ragazzi provenienti da tutta Italia sono state proposte le idee e le visioni di altri personaggi e di altri mondi: cultura, economia, diritto, filosofia e tante altre libere finestre, lasciando semmai al Pd e ai suoi dirigenti la platea, la voglia di prendere appunti e la riconquista del dubbio e della conversazione in un tempo di slogan e urla. Che privilegio sentire parlare di globalizzazione, psicologia, capitalismo, sostenibilità e diritti con competenza e semplicità, non male  il partito che scommette sulla formazione dei suoi giovani e si fa università. D’altronde se il fine della scuola era la fuga dal contingente e dalla superficialità, il filo rosso del viaggio era invece intrecciato dai tanti temi che, visti tutti adesso insieme, costituiscono il grande e ambizioso puzzle del Partito Democratico.

Per questo oltre ai, fra i tanti, cari Veca, Farinelli e Recalcati, era giusto mettessero a disposizione la loro passione anche Veltroni, Cuperlo, Castagnetti e lo stesso Renzi che infatti tra lo specchio e la finestra ha detto di preferire la finestra. Verso quali orizzonti si affacceranno i giovani partecipanti alla scuola ancora forse non lo sanno neanche loro, ma da oggi avranno qualche strumento in più, avendo percorso tanti chilometri, incontrato tanta gente nuova, proveniente dagli angoli più lontani e diversi del Paese, posto le domande giuste, ascoltato le risposte e scelto da soli a quali credere.

Se doveva essere un film di Pasolini era forse a suo modo Teorema, ciascuno scelga da chi o da quale tema farsi sedurre e quale destino inseguire. D’altronde il poeta non avrebbe voluto una classe di robot. E che la scuola sia iniziata a Milano, locomotiva d’Italia, per concludersi vicino Napoli, tra le antiche locomotive del Regno d’Italia in una vecchia struttura di eccellenza Made in Sud, proprio sotto la statua di Federico II di Borbone e nelle terre di De Sanctis, probabilmente lo avrebbe fatto sorridere, dato anche il contesto di divisioni e voglia di autonomie.

In tempi di treni e partenze questa scuola di partito ha intanto fornito un bel bagaglio di cultura e formazione per l’On the Road politico e, magari anche sentimentale, di chi vorrà proseguire su questa strana e appassionante strada cheè la politica italiana.

Ps. Il primo romanzo di Pasolini inizialmente si intitolava La Meglio Gioventù e c’erano la politica e dei giovanissimi protagonisti.

 

 

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