Guida alla coalizione Pd che vale già il 30%

Opinioni

Bonino, Insieme, Lorenzin: valori aggiunti fondamentali

Alla faccia di quei commentatori che come al solito non ci azzeccano mai, il Pd è riuscito a comporre una coalizione intorno a sé. La “missione” che Renzi e la Direzione avevano affidato a Piero Fassino, grazie alla sua paziente opera di costruzione, è quindi riuscita, col risultato di respingere al mittente di raffinati politologi e meno raffinati imbonitori televisivi le ironie e le superficiali valutazioni su un presunto Pd “divisivo”.

Ci sarà qualcuno, di questi giganti del giornalismo politico, che ne vorrà dare atto? Non ci scommetteremmo un centesimo. Pazienza. I fatti sono più importanti delle loro opinioni.

Il Pd è tornato più attrattivo, perno di un “piccolo Ulivo” (che per evidenti ragioni politiche e istituzionali è certo molto meno forte del modello del ’96), che secondo molti sondaggi vale già oggi il 30%.

Ricapitoliamo, dunque.

Chi c’è nell’alleanza: +Europa

Le liste apparentate con il Pd, che dunque concorreranno alla formazione dei gruppi parlamentari dem, a parte il Pd, sono tre. La lista +Europa di Emma Bonino, Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi e Bruno Tabacci, il quale ha “portato in dote” il suo simbolo così da evitare una barocchissima raccolta delle firme. È una lista, come ha sottolineato la Bonino, che nasce su un punto decisivo: il futuro dell’Europa politica. Che – tagliamo corto – è la premessa per tutto il resto. Non ci sarà salvezza per l’Italia se prevarrà il nazionalismo di destra, la chiusura egoistica, irrazionale e potenzialmente pericolosa dei vari Salvini di turno.

Una parola in più su Emma Bonino. Una donna che ha il rispetto unanime e la stima di tanti italiani, una donna libera che farà le sue battaglie, come ha sempre fatto, in piena autonomia. Una donna che sa parlare a tante persone che si sentono lontane dalla politique politicienne. Un valore aggiunto grande.

Chi c’è nell’alleanza: Insieme

Poi c’è la lista Insieme: prodiani (Santagata), socialisti (Nencini), Verdi (Bonelli). Eredi di formazioni più piccole ma con un ruolo importante all’epoca dell’Ulivo. Quell’Ulivo “padre” del Pd che qualcuno avrebbe voluto scippare a beneficio di una lista dai tratti estremisti e settari come Liberi e Uguali.

Chi c’è nell’alleanza: Civica popolare

Infine c’è Civica Popolare guidata da Beatrice Lorenzin, una lista cattolico-moderata che ha il coraggio di essere coerente con la scelta di uscire dal centrodestra e venire da questa parte. Non è da tutti rompere con Berlusconi per collocarsi nel fronte avverso, soprattutto non è da tutti resistere alle “sirene” flautate del Cavaliere. Merito dunque della Lorenzin. E merito anche di Pierferdinando Casini, sì, che non è diventato improvvisamente “di sinistra” ma che ha  mollato la destra, ha superato le fantasia dei Terzi poli, è giunto a collaborare con il Pd, lui moderato, moderatissimo. Sarà candidato a Bologna: embè, dov’è lo scandalo?

Dunque il Pd su questo terreno ce l’ha fatta. Non era semplice e non c’era molto tempo. Funzionerà? Di certo, il Pd ha bisogno di nuova linfa, di nuovi apporti, di nuovo “movimento”. E anche di nuova fiducia nei suoi mezzi. E la vicenda delle alleanze in questo senso è un buona metafora.

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