Non chiamatela scissione, è solo la fuoriuscita di una piccola parte di dirigenti

Opinioni

Le idee si portano avanti nel partito, non fuori. In un tempo di populismi i democratici sono l’unico argine a chi vuole farci tornare indietro

All’Italia non occorrono nuovi partiti, ma partiti nuovi. Il Partito democratico andrà avanti perché è ancora viva la missione: cambiare l’Italia. Con l’idea di unire le migliori energie e i valori, superare i limiti della storia, per migliorare il Paese. La voglia di andare avanti, a volte controvento, è il senso che ha accompagnato tutti noi dalla stagione dell’Ulivo dei partiti al partito dell’Ulivo. Oggi con la legge elettorale proporzionale è tutto più difficile. Siamo purtroppo tornati in un sistema che induce alla frammentazione, talvolta non per nobili ragioni. Ancor di più questa situazione può diventare la straordinaria occasione per ricoprire il senso di un viaggio che ha portato alla nascita del Pd. In un tempo di populismi dobbiamo sentire la responsabilità che oggi più che mai i democratici sono l’unico argine a chi vuole farci tornare indietro. Al tempo dei “partitini” che condizionano non con i voti ma con i veti la stagione delle riforme e il futuro delle nuove generazioni, di chi ha voglia di fare, di chi vuole provarci.

Come tutte le esperienze in politica, così come nella vita, ci sono luci e ombre nella storia del Pd. In questi dieci anni assieme alle cose buone e le vittorie i democratici hanno subito sconfitte e criticità. La situazione del partito non è mai stata affrontata seriamente. Con onestà intellettuale bisogna riconoscere che sono emerse difficoltà non solo nel periodo recente, ma anche in passato. Per essere comunità c’è un principio: chi perde il congresso riconosce chi ha vinto e chi vince deve avere l’intelligenza di rendere protagonisti tutti. E’ più semplice dirlo che farlo. Sempre più sono aumentati personalismi e tifoserie. L’unico modo per far contare meno le correnti è mettere più cuore nel partito e dare un nuovo protagonismo ai territori, rimettere le periferie al centro.

Agli occhi dei più l’uscita di alcuni dirigenti dal Pd è incomprensibile. Prima di tutto perché è solo una parte della minoranza; poi perché il Pd ha strumenti democratici per discutere. Le idee, però, anche diverse si portano avanti dentro il partito, mai fuori. Sinceramente dopo il 4 dicembre in tanti avrebbero preferito un percorso diverso al congresso. Una bella conferenza programmatica e un lavoro di squadra per rafforzare il partito. Inizialmente in assemblea nazionale avevamo compiuto questa scelta, grazie a Matteo Renzi che aveva tradotto le intenzioni in un calendario di lavoro, condiviso anche con le federazioni provinciali e regionali. Poi quella minoranza che non voleva andare a congresso a un certo punto evoca il “golpe”: torna indietro, chiede il congresso, minaccia divisioni e carte bollate, promuove petizioni sul web. Ora che le dimissioni del segretario nazionale aprono la stagione congressuale la minoranza chiede di non fare più il congresso. Di fatto è però la minoranza stessa che presentando già da diversi mesi le candidature a guidare il partito ha aperto anticipatamente una stagione congressuale. Questa schizzofrenia convince anche chi non lo era che c’è bisogno di un confronto per avere più politica e meno tattica.

Il Pd è più forte dei destini personali dei leader quando ascolta la base con coraggio e umiltà. Un confronto vero non significa esporre le proprie ragioni, ma misurarsi con quelle degli altri. L’auspicio è che ci siano tutte le sensibilità, anche di coloro che parlano impropriamente di “scissione”. Ci sono tante persone che non vengono da correnti, ma alle primarie scelgono la soluzione migliore in base alla situazione politica e alle proposte del momento. Ogni sfida è aperta. Solo sottraendosi al confronto la battaglia è persa in partenza e appare un’ammissione di grande debolezza. Qualora, invece, ci sia qualcuno che decida di andarsene per favore non chiamatela scissione, perché sarà la fuoriuscita di una piccola parte di dirigenti. Il Pd è la casa di tutti, andiamo avanti, sempre. Per tutti quelli che hanno camminato in passato per noi, per tutti quelli che oggi sono con noi in questo sentiero, per chi vorrà mettersi in cammino e per tutti coloro che un giorno continueranno dopo di noi questo bellissimo viaggio.

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