Piccoli suggerimenti per un Pd più smart

Opinioni

Ogni circolo deve costituire il nodo di un network, all’interno del quale condividere le buone pratiche e valorizzare i risultati migliori

Avendo vissuto da dirigente locale la realtà del Pd (in un importante circolo di Roma, a Trastevere), praticamente fin dalla fondazione del partito e attraverso fasi molto diverse, avendo cercato di arricchire questa esperienza sul campo con studi e riflessioni derivanti dal mio percorso accademico, e avendo diverse volte provato in questi anni la frustrazione di vedere sprecate le grandissime potenzialità del nostro partito, proverò qui a delineare alcune piccole tracce di quello “smart Pd” che vorrei diventasse finalmente realtà nel 2017: alcuni piccoli miglioramenti organizzativi-strutturali relativi ai circoli (le nostre unità di base, diffuse sul territorio), solo apparentemente indipendenti dalla strategia politica di fondo, ma il cui fine ultimo è la realizzazione di un partito accogliente, aperto, abilitante, attento al merito, in grado di proteggere e valorizzare il proprio brand e di attirare e formare i migliori. Un partito che svolga le funzioni di ogni partito con intelligenza: in una parola, un partito smart.

Ogni dirigente del partito (a partire dai singoli segretari di circolo) e ogni circolo devono essere pensati come hub, tutti nodi di un network collegati non solo tra loro (cosa che al momento non avviene), ma anche con realtà esterne al partito, gruppi, associazioni “affini”, centri di influenza e bacini elettorali (perché – ricordiamolo – i partiti servono anche a creare consenso, cioè voti). Avere un’articolazione territoriale diffusa è un enorme vantaggio competitivo: usiamolo per mappare, individuare e intercettare problemi, realtà sociali, individui e gruppi rilevanti nella vita pubblica di un quartiere o di un paese, attirando le energie positive di chi vuole impegnarsi per rendere il mondo un posto migliore (nel solco dei nostri valori fondanti naturalmente).

Concretamente immagino un “kit dei segretari di circolo” (oggi al momento dell’elezione ognuno è lasciato a se stesso, senza nessuna indicazione o strumento predisposto): un kit contenente istruzioni strategiche su presenza digitale (sito web, pagine Facebook, profili Twitter, newsletter), gestione dei contatti e raccolta delle informazioni (database degli iscritti e dei simpatizzanti, da connettere naturalmente con l’Albo degli elettori delle primarie), compiti relativi alla rappresentanza del partito sul territorio (bi-direzionale, come curatori del brand nazionale nella realtà locale e come canalizzatori di messaggi bottom-up verso i livelli superiori, con cui ci deve essere un dialogo più strutturato), cura dei rapporti con iscritti e simpatizzanti (approccio di vero e proprio customer care, con un’attenzione particolare al “reclutamento” di nuove leve) e infine sull’attività di fundraising (tesseramento incluso), in modo da rendere l’attività di ogni circolo sostenibile ed economicamente autonoma (oltre che trasparente).

Tutto questo dovrebbe essere strategicamente orientato e orchestrato dal centro (nazionale), all’interno di regole chiare e condivise (quelle dello Statuto), al fine di ottenere a livello aggregato una potenza di fuoco incredibile, per comunicazione politica, presenza sul territorio e anche supporto all’azione di governo (nei vari livelli amministrativi locali fino alla dimensione nazionale ed europea). Trattandosi di hub di un network, naturalmente, verrebbe incoraggiata la condivisione delle buone pratiche (competizione positiva ed emulazione dei migliori), nonché la valorizzazione dei “risultati” migliori (secondo indicatori il più possibile oggettivi – quelli che nel mondo corporate si chiamano key performance indicators, legati all’andamento elettorale, al numero di persone coinvolte, di iniziative prodotte, in generale al capitale politico creato).

Sono solo piccoli miglioramenti, che potrebbero però fare molto per trasformare il Pd in quel partito smart che è nato per essere. Non si può più rimandare.

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