Il Pd torni al centro della scena

Opinioni

Le parole di Renzi sembrano oggi ancora più calzanti per quelli che hanno lasciato la “ditta” fondando Mdp, la cui visione della politica si sta rivelando del tutto legata a personalismi e a rancorose posizioni antirenziane

“Qualcuno oggi sa dire quale sia la cultura politica del Pd? Io credo nessuno sia in grado”. E’ la domanda provocatoria che il politologo Gianfranco Pasquino poneva su “Il Dubbio” (17.7.2017) a 10 anni dalla nascita del Partito Democratico.
Da uno studioso come Pasquino ci si aspettava una maggior elaborazione politica, critica sì, ma prima di tutto esposta in modo oggettiva, visto che è l’autore di uno studio del 2014 edito da BUP, “Il Partito Democratico secondo Matteo” che aveva come “’obiettivo – si legge nella introduzione – quello di spiegare come Matteo Renzi ha conquistato la carica di segretario del Partito Democratico, chi ha votato per lui e con quali aspettative”.
Accettiamo la provocazione. Che il PD sia nato a seguito di una “fusione a freddo”, di una forte trasformazione di quelli che erano i partiti tradizionali prima del Duemila è cosa risaputa. Ma nel processo di istituzione del PD, proprio grazie ad una inevitabile rigenerazione di carattere fisiologico più che di natura ideologica, si sono aggiunti agli ex dei partiti storici, molti giovani, nuovi soggetti sociali con radici nel centro-sinistra e principi richiamanti il Codice Etico che si è dato con rigorosità il Partito e che porta la data di Approvazione dall’Assemblea Costituente il 16 febbraio 2008. Chi aderisce al PD “riconosce nella Costituzione italiana la fonte primaria delle regole della comunità politica. Considera i suoi principi, insieme a quelli sanciti nelle Carte sui diritti umani e sulle libertà fondamentali, il riferimento di un impegno politico al pieno servizio del bene comune, della giustizia sociale, di un modello inclusivo di convivenza”.

Quanto sono concreti questi temi nelle scelte politiche che il PD ha fatto in questi ultimi anni in materia di diritti civili, lavoro o migrazione!
In questo momento di riflessione politica a pochi mesi dalle elezioni nazionali, non sono secondari i richiami al nostro DNA, alla elaborazione di un albero genealogico per dare consistenza ad un partito che non rinuncerà all’afflato politico, al suo impianto democratico popolare, alla sua interconnessione con la società. Un grande partito di massa non può non essere prima di tutto che “plurale”, una costellazione di idee, una potente “officina di cose da fare e di cose fatte” (l’elenco di leggi fatte è lungo!). Un partito di lotte e di governo? Sicuramente post ideologico, laico che ha scelto di aderire nel Partito Socialista Europeo. Non è stato un caso, ma simbolicamente identitario, il fatto che sia il segretario Matteo Renzi che l’ex segretario Walter Veltroni abbiano citato una delle figure più emblematiche di questi ultimi dieci anni: Barack Obama. Il Partito democratico rifacendosi a lui, conferma di essere portatore di una idea di Società che ha al primo posto l’orgoglio di combattere le discriminazioni e le diseguaglianze. E declinare queste parole nei settori sociali non è solo un atto politico, ma è la condizione irrinunciabile di chi crede nella possibilità di migliorare questa società!

Renzi in chiusura della Festa della Festa Nazionale dell’Unità ha nuovamente (lo fece anche nell’intervento all’Assemblea nazionale) posto l’attenzione sull’essere di sinistra in questo Nuovo Millennio: «La nostra idea è quella di una sinistra vicina a Barack Obama. Non a quella rivendicativa di Bertinotti, che ha rotto il patto di governo e ha fatto vincere la destra». Le parole di Renzi sembrano oggi ancora più calzanti per quelli che hanno lasciato la “ditta” (idea del tutto non condivisibile di concepire il partito) fondando il MDP, la cui visione della politica si sta rivelando del tutto legata a personalismi e a rancorose posizioni antirenziane.
Veltroni è invece ritornato sulla definizione di sinistra (intervista sul Corriere della Sera da parte di Cazzullo il 25.9.2017) dopo le elezioni tedesche con una SPD in forte calo. Veltroni ha analizzato il cambiamento sociale in atto nel Nuovo Secolo proprio richiamando la scelta fatta 10 anni fa con la lungimirante costituzione del Partito Democratico: «La sinistra oggi fatica a portare i suoi valori dentro una società organizzata e strutturata come la nostra… Più in generale, quando la paura ha prevalso sulla speranza, il mondo è sempre andato a destra. Oggi il mix tra stagnazione interminabile, crisi istituzionali, mutamento radicale delle forme produttive, delle classi sociali, dei meccanismi antropologici della relazione tra gli uomini ha aperto un’epoca totalmente nuova. Come quando la rivoluzione industriale produsse le metropoli, le fabbriche, i partiti. Ora la civiltà che abbiamo conosciuto si sta scomponendo. Quella rivoluzione unificava; questa parcellizza. La sinistra non riesce a trovare le chiavi: oscilla tra nostalgia novecentesca, che ogni elezione si incarica di giustiziare visto che partiti come la Linke (in Germania è il partito di sinistra più radicale N.d.R.) non vanno mai sopra il 10%, e cancellazione della propria identità. Resto convinto che il tentativo più alto di interpretare la modernità in coerenza con il nostro sistema di valori sia stato quello di Obama».

Gli ha fatto eco Renzi da Imola che non si è limitato a spronare i giovani a discutere nelle scuole, nelle case senza stare solo sui social media in quanto quello spazio – paradossalmente – può essere gestito dagli anziani per fare attività anti “fake news”! Renzi ha parlato di eredità politica, citando Berlinguer e ringraziando Walter Veltroni: «Siamo gli eredi del suo sogno di dieci anni fa».
Ed è proprio con Veltroni che Renzi e Gentiloni terranno una grande manifestazione a Roma per i dieci anni del Partito Democratico.
Ora al Partito Democratico manca solo l’apporto deciso, non più reticente, autorevole di Romano Prodi.
Lo aveva auspicato più volte su La Repubblica della Domenica, Eugenio Scalfari. In questi ultimi giorni Matteo Renzi ha avviato quelle relazioni politiche che sicuramente daranno al segretario la possibilità di crescere e maturare politicamente, e con lui, far aumentare il peso politico del PD all’interno del centro-sinistra: un PD protagonista autorevole, per numeri e rappresentanza, della stagione politica che l’Italia sta attraversando. Anche Romano Prodi ha un sogno da realizzare (i Sogni sono ricorrenti in politica! Hanno connotazioni di vita ma anche di morte): l’unione di tutti i riformisti, ieri con l’Ulivo, oggi con il Pd.

Le alleanze che in queste ultime ore stanno per emergere (da quelle con i liberali/radicali a quelle di campo progressista, a quelle con i cattolici e le liste civiche dei sindaci) fanno tornare il PD al centro della scena, e spianano la strada ad una coalizione ampia, di un nuovo centro-sinistra allargato che guardi a sinistra e al centro. E «il nodo ineludibile, per chiunque voglia ricostruire il centro-sinistra in Italia – come ormai convintamente è sostenuto da molti democratici – è il rapporto con il Pd».
Il “Rosatellum” servirà a questo obiettivo. Avanti, allora!

 


Massimo Puliani è responsabile attività culturali del Pd Marche

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli