Perché Grillo al governo sarebbe una sciagura

Opinioni

Per fermare l’ascesa dei Cinquestelle bisogna rimettere insieme una sinistra decente e non litigiosa

Non pago di aver consegnato Roma alla disastrosa gestione dei Cinquestelle e della sindaca Raggi, il Pd sembra ora intenzionato a consegnare a Grillo il governo del Paese con le sue beghe interne e il disinteresse per i problemi ‘veri’ degli italiani, dal continuo allargamento dell’area dei ‘diseredati’ fino ai 150 miliardi di evasione fiscale, triste record in Europa. Sarebbe allora il caso di capire un po’meglio chi sono i Cinquestelle e i loro capi e quali sono i loro programmi per il governo del Paese.

Il Movimento appare non dissimile da precedenti esperienze qualunquiste e soprattutto dal fascismo, di cui ha alcune delle caratteristiche salienti: il disprezzo per la politica, la demagogia, il giustizialismo, la venerazione per il Capo, il gusto per gli slogan forti e volgari (il “Vaffa Day”, così simile al “Me ne frego” dei fascisti), il linciaggio morale per l’antagonista/nemico (Renzi come “una scrofa ferita”).

Morto Casaleggio, Beppe Grillo resta il Capo carismatico che fa e disfa i ‘direttorii’ e risponde se e quando vuole ai giornalisti (e quindi agli elettori). Ma chi è Beppe Grillo? È un comico iracondo che non fa ridere, che come il Duce di Bracardi si esibisce nella traversata a nuoto dello stretto di Messina e che abita in ville lussuose dall’aspetto blindato come quelle dei mafiosi o dei miliardari di Sunset Boulevard. Con i giornalisti che osano criticarlo usa un linguaggio pittoresco. Di Mauro Mazza, all’epoca direttore del Tg2, disse: speriamo che una mattina qualcuno “gli spari nel culo”.

Si presenta come un fanatico della onestà e ha fondato gran parte del suo successo sul continuo attacco ad una classe politica di corrotti e di ladri. Ma personalmente non sembra in grado di dare lezioni di moralità, soprattutto in materia di correttezza fiscale, come dimostrano gli innumerevoli articoli di qualche anno fa sul suo ricorso al ‘condono tombale’ per una sua società. Se Grillo è anche incolto (ha chiesto al Papa che i Musei Vaticani paghino l’Imu: l’unico caso in cui la Chiesa ha davvero diritto di non pagarla), lo sono anche molti dei principali esponenti del M5S, a partire dal candidato premier Luigi Di Maio, che ha definito Pinochet “dittatore del Venezuela”.

Incolti e in molti casi incompetenti, come dimostra clamorosamente Virginia Raggi, avvocato non di primo piano del giro di Cesare Previti, ascesa al Campidoglio per una delle ricorrenti crisi di disorientamento dei romani.

Anche sul solenne impegno di dimettersi in caso di avviso di reato i Cinquestelle fanno fatica a dar seguito alle loro promesse, come dimostrano gli esponenti del Movimento accusati di aver ‘copiato’ le firme per le liste elettorali (come ‘Firmigoni’ in Lombardia).

Ancor più del livello dei suoi maggiori esponenti, preoccupa l’inconsistenza del programma politico dei Cinquestelle. In particolare, appaiono carenti e velleitarie le proposte sul terreno economico e sociale. La proposta principale è quella di introdurre un ‘reddito di cittadinanza’ per fare in modo che nessuno abbia meno di 780 euro al mese. Ne beneficerebbero circa 10 milioni di persone, più o meno quelle che hanno avuto il ‘bonus Renzi’ di 80 euro al mese. Il costo di questa misura del governo Renzi è stato di circa 10 miliardi l’anno, mentre per permettere a tutti i cittadini di arrivare a 780 euro al mese, i grillini stimano un costo di circa 17 miliardi l’anno. A parte i dubbi molto seri su questa stima, l’altro punto debole della proposta appare quello relativo alla copertura della spesa: le ipotesi vanno dall’aumento della Robin tax (nel frattempo abolita) al taglio delle ‘pensioni d’oro’ (bocciato dalla Consulta) fino all’irrealistico taglio di ben tre miliardi di spese militari. Sul piano fiscale, M5S vuole abolire l’Irap (costo: 30 miliardi) e tagliare le tasse sul lavoro, aumentando al contempo gli stipendi e riducendo l’orario di lavoro. Aumento della spesa sanitaria e abbassamento della età pensionabile sono gli altri generosi capitoli di questo ‘libro dei sogni’ targato M5S.

La promessa contraddittoria e impossibile dei Cinquestelle – meno tasse e più spese – si può realizzare, a loro avviso, solo con l’uscita dall’euro: i soldi che mancano – dicono – li stamperemo “con una nostra banca” (qui si coglie anche una eco leghista). Non a caso, fra i punti centrali del programma dei Cinquestelle per l’economia italiana c’è un referendum sulla uscita dall’euro: “I risparmiatori – come ha scritto sul Foglio Luciano Capone – correrebbero agli sportelli per ritirare i risparmi prima di andare a votare, facendo collassare il sistema bancario senza neppur dovere aspettare gli exit poll”. Insomma, l’Italia, dopo aver sfiorato il default con Berlusconi, ci riproverebbe con Grillo.

Molto cauti sulla lotta alla evasione fiscale, che per Di Battista dovrebbe riguardare solo i grandi evasori. Così – ha scritto Bruno Manfellotto su L’Espresso – “il popolo delle partite Iva può continuare a dormire sonni tranquilli”.

Trasparenza addio
Uno dei punti di forza del M5S doveva essere la trasparenza del suo agire. Strumento principe, la diretta streaming dei principali eventi politici. Avviata felicemente la sperimentazione con il confronto (via streaming) fra parlamentari grillini e l’ex segretario Pd Bersani, lo streaming viene usato solo per gli incontri ‘ufficiali’: della catastrofe della giunta Raggi – per dire – neanche la traccia. Infine, i grillini fanno della ‘trasparenza’ un loro motto, ma poi rifiutano i contatti ‘normali’ con i giornalisti e usano solo i social, non consentendo alcun ‘diritto di replica’.

Dopo essere stato fra i più feroci critici di Forza Italia perché ‘partito azienda’, il movimento di Grillo è fortemente dipendente dalla società di Casaleggio, con una commistione strettissima di carattere finanziario e organizzativo. Dunque, una ‘azienda partito’. Non è il massimo della novità e della trasparenza. E non penso sia eccessivo definire “vessatorie” alcune clausole incluse nel ‘codice’ che parlamentari e amministratori locali devono firmare, fra cui la pena di 150mia euro per “inadempienza”.

C’è un solo modo per fermare l’ascesa dei Cinquestelle al potere: rimettere insieme una sinistra decente e non litigiosa, con la parte più riformista del Pd, i socialisti, i radicali, i laici, i cattolici impegnati nel sociale e i migliori fra i ‘fuoriusciti’ dal Pd: un obiettivo – quello di assemblare queste forze – che può trovare una prima spinta fra coloro che promossero la Rosa nel Pugno ma che può essere raggiunto solo con il contributo determinante dei (nuovi?) leader del Pd, dopo l’atteso e ormai urgente congresso. Con la concorde volontà di offrire all’elettorato un programma di riforme coraggiose – sul piano economico, sociale e morale (prima fra tutte la certezza del carcere per i grandi evasori fiscali) – che recuperi anche molte delle giuste riforme bocciate dal No il 4 dicembre.

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