Perché il cambiamento non ha prevalso sulla conservazione?

Opinioni

Quando parliamo di politiche non dobbiamo pensare soltanto a obiettivi e risorse per raggiungerli, c’è anche un’altra componente necessaria: l’arte, intesa come intuizione, creatività, visione

Perché il cambiamento non ha prevalso sulla conservazione? La risposta è che è mancata una “politica del cambiamento”.
Il PD ha portato avanti politiche pubbliche importanti in settori cruciali, ma ha avuto il limite di non essere riuscito a pensarle in maniera unitaria.

Il PD deve partire dal fatto che le politiche pubbliche sono interdipendenti e hanno bisogno di un contenitore, i cui confini sono quelli della propria comunità politica, capace di ricomprendere in un unico progetto la totalità dei processi. Questo è il punto di partenza per creare una “politica di cambiamento” in grado di attivare una logica generativa, anziché di dominio degli spazi di potere, capace di mobilitare e coinvolgere iscritti e potenziali elettori nella condivisione degli obiettivi e nella responsabilità sui risultati.

L’Italia ha il più grande patrimonio di opere d’arte al mondo. La ricchezza culturale non è rappresentata dall’opera d’arte in sé, ma dalla capacità, attraverso l’opera d’arte, di avere coscienza del valore universale della nostra storia per proiettarlo sulle esigenze di oggi, pensando al domani. Lo sfondo che fa da cornice all’azione politica del PD deve essere il valore della storia culturale nazionale e la consapevolezza che la bellezza deve essere un valore e un motore di crescita.

La capacità di contemplare e attivare bellezza é la possibilità, per il PD, di superare il modello tecnocratico e ripensare l’uomo nel suo rapporto con la società. La poesia, la pittura, l’architettura, sono capaci di evocare emozioni e trasporto non tanto per i contenuti che esprimono, quanto per il contenitore che li veicola ed espande. Quel contenitore è generato dall’intuizione dell’arte.

Quando parliamo di politiche non dobbiamo pensare soltanto a obiettivi e risorse per raggiungerli, c’è anche un’altra componente necessaria: l’arte, intesa come intuizione, creatività, visione. L’arte è la visione di un tutto a partire da una molteplicità di elementi separati è il modo per dare ordine al caos.

La “politica di cambiamento” si pone di costruite un contenitore nel quale si incontrano dinamiche simboliche, organizzative e comportamentali. Se vogliamo creare una visione del cambiamento, più che dei singoli contenuti delle politiche settoriali, ci dobbiamo occupare di costruire un contenitore, uno spazio di azione che possa attrarre contenuti e permetta di modificarli nella continua dialettica dei fatti e delle idee.

C’è una competenza specifica per creare un contenitore per le politiche ed è la capacità, per usare una terminologia filosofica, di risalire dal molteplice all’uno, oppure più semplicemente di ricercare una visione d’insieme, e che potremmo tradurre con la necessità di una grande e continua capacità di sintesi.

La sintesi è l’essenza stessa della “politica di cambiamento” , mettere insieme le cose, nelle forme di strategie coerenti, organizzazioni coese e sistemi integrati. Siamo spesso molto legati a sviluppare la capacità di analisi in tutte le sue forme critiche e autocritiche, senza capire che l’analisi è necessaria, ma solo come un elemento per la per la sintesi. La capacità di sintesi è la caratteristica necessaria per costruire, dai contenuti presenti in tante politiche settoriali, una nuova visione, che è la sola ed efficace modalità per superare le distinzioni attraverso un coinvolgimento comune.

In una parte della sua “Estetica”, Benedetto Croce parla di Francesco De Sanctis, riprendendo una sua frase “il contenuto é sottoposto a tutte le vicende della storia: nasce e muore: la forma é immortale”. L’arte é quella forma che rimane mentre i contenuti sono legati alla caducità temporale del loro essere. In questo senso l’arte é visione, cioè intuizione, é il presupposto per ogni altra conoscenza. Soltanto se la prima scintilla é una forma dell’arte, il pensiero economico, giuridico, politico, possono avere la forza del solido cambiamento.

La sfida diventa quella di definire i confini del contenitore (la comunità politica del PD) dentro il quale costruire la visione per una “politica di cambiamento” che riporti ad unità tutte le politiche.

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