Perché io giovane rappresentante Fim voto Sì

Opinioni

Entrambe le posizioni sul referendum, il “Sì” e il “No”, hanno pari dignità, ma gli effetti di queste scelte hanno conseguenze molto diverse

Mi chiamo Andrea, ho 35 anni appena compiuti e sono il Responsabile nazionale del Network Giovani della FIM, la categoria dei metalmeccanici della Cisl. Ho condiviso le iniziative di “Generazione Sì” perché l’impegno dei giovani a sostegno di una riforma che inciderà sul nostro futuro è il valore aggiunto della partecipazione civica.

La Fim Cisl è da sempre un sindacato che non teme il futuro, che spinge la politica per fare più riforme e non per bloccare il paese. Che combatte il populismo e promuove, attraverso informazione e conoscenza, una cittadinanza attiva e consapevole, contrastando disinformazione, populismi e tifoserie ideologiche. Per noi, “sapere è libertà” e solo un’informazione puntuale, lontana da logiche e contrapposizioni politiche, consente di scegliere con la testa e non con la pancia come, invece, vorrebbe qualcuno.

Questo è uno dei principali obbiettivi di un Sindacato educatore. Entrambe le posizioni sul referendum, il “Sì” e il “No”, hanno per noi pari dignità ma gli effetti di queste scelte hanno conseguenze molto diverse. Discutere della Riforma è l’occasione per rifondare tra i lavoratori e tra i cittadini una più forte cultura costituzionale mantenendo il dibattito sul merito del quesito referendario.

Siamo un sindacato autonomo e indipendente dai partiti ma non siamo indifferenti alle questioni, soprattutto quando sono così importanti per il nostro futuro e per il mondo del lavoro. È su queste basi che, dopo un’attenta analisi sui contenuti della riforma e numerosi confronti con esperti e costituzionalisti, esprimiamo un convinto sostegno alle ragioni della riforma.

Riordinare i poteri tra Stato e Regioni vuol dire scrollarsi di dosso l’immobilismo e gettare le basi per politiche industriali al passo coi tempi e per interventi su lavoro e politiche attive che si traducano in maggiori opportunità per tutte le persone. La revisione del Titolo V è un auspicio per tutti coloro che vogliono sbloccare un Paese fermo da troppi anni. Il rimpallo del potere concorrente tra Stato e Regioni ha paralizzato le politiche industriali, reso nulle le normative sul lavoro e sulle politiche attive, bloccato le infrastrutture tradizionali e immateriali, tanto per le strade quanto per gli elettrodotti, trasformato il piano energetico nazionale in una sommatoria di 20 piani regionali.

Il bicameralismo paritario, peculiarità tutta italiana, ha rallentato e reso inefficiente il percorso legislativo; troppe volte, dalla “navette” infinita tra Camera e Senato sono uscite leggi lontane dagli intendimenti iniziali, che hanno premiato le lobby e danneggiato i cittadini. La riforma ci consentirà di approvare leggi in modo più veloce ed efficiente, evitando le paludi e le imboscate nel ping-pong infinito tra le due camere.

Anche il rafforzamento degli strumenti a disposizione dei cittadini per contare maggiormente nella vita pubblica non può che esser ben visto da un Sindacato come il nostro che vede nella partecipazione un alto valore democratico: vengono introdotti, infatti, il referendum propositivo e di indirizzo, a fianco di quello abrogativo, legandone il quorum al raggiungimento della maggioranza del numero di elettori alle ultime elezioni politiche evitando, quindi, che l’astensionismo venga utilizzato per limitare l’esercizio democratico; viene reso obbligatorio l’iter di discussione parlamentare per le leggi di iniziativa popolare che oggi, invece, finiscono per morire nel cassetto di qualche scrivania di Montecitorio.

I temi in gioco sono importanti ed è per questo che ci battiamo contro chi vuole ridurre il dibattito a un referendum sul Governo e contro chi evoca svolte autoritarie e dittature offendendo chi quelle situazioni le vive davvero. I Nostri Padri Costituenti furono lungimiranti prevedendo che i limiti, da loro stessi riconosciuti, della seconda parte della nostra Costituzione avrebbero potuto essere superati.

Solo così la prima parte, quella che rappresenta l’impalcatura repubblicana e che non è possibile modificare, potrà continuare a essere attuale, rendendo la nostra la più bella Costituzione al mondo. Oggi, noi abbiamo questa possibilità e noi giovani vogliamo essere protagonisti del nostro futuro. Non abbiamo bisogno di guide politiche che agitano paure e indicano sentieri di un ritorno al passato. Troppo spesso questi stessi politici sono quelli che hanno fallito numerosi tentativi di riforme e che hanno tradito le attese dei giovani.

Pensiamo che in questo Paese soprattutto i giovani non abbiano bisogno di divisioni, di personalizzazioni e di intrighi da Prima Repubblica: queste cose ci allontanano dalle discussioni politiche, non sono utili nell’aiutare le ragazze e i ragazzi a costruirsi una prospettiva professionale, e un futuro solido. Dei giovani non si deve solo parlare; non siamo un’entità astratta, abbiamo volti e voci e idee ben definite in attesa di essere ascoltate. Servono luoghi di discussione vera e di merito, e di persone che sappiano riflettere all’interno di questi spazi e costruire assieme soluzioni concrete ai problemi che incontriamo. Questo è il contributo che abbiamo dato e che continueremo a dare in un Sindacato che vuole essere promotore di giustizia e costruttore di speranza.

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