Ecco perché la vigilanza non ha funzionato

Opinioni

Spetta alla Magistratura giudicare i colpevoli di questi reati. A noi compete l’onere di scoprire le responsabilità

Quando Matteo Renzi mesi fa criticava il sistema di vigilanza di Banca d’Italia, i salotti buoni della politica ritenevano che tale pensiero fosse sbagliato e destabilizzante per la tranquillità del “Sistema” e delle Istituzioni.

Ora dopo le molte audizioni svolte nella Commissione d’Inchiesta sul sistema Bancario e le verità che sono tragicamente emerse, le opinioni sono sensibilmente mutate e anche quei partiti, che giudicavano inutile e strumentale la costituzione della Commissione, ora guardano con grande preoccupazione quanto sta emergendo.

Il dottor Angelo Apponi, Direttore Generale della CONSOB, ha contestato a Banca d’Italia il fatto che la stessa aveva consegnato gli esiti di una ispezione (del 2013) su Veneto Banca ben 2 anni dopo averla fatta e che la lettera inviata a CONSOB nel 2013 non evidenziava le macroscopiche criticità venute al pettine; addirittura una lettera che Apponi ha definito fuorviante.

Su Banca Popolare di Vicenza neppure una lettera fuorviante, nessuna criticità rilevata, nessun appunto circa il prezzo delle azioni, nessuna censura a operazioni di credito “baciato”, cioè quei finanziamenti per sottoscrivere surrettiziamente quote di capitale a garanzia dei risparmiatori.

Su MPS la storia si ripete e viene a galla, per bocca dei PM che indagano, che CONSOB, con buona pace di Banca d’Italia, aveva avvallato con riserva gli aumenti di capitale 2014 e 2015 (operazioni chiuse a settembre 2015); solo dopo pochi mesi però CONSOB cambia direzione e opinione sugli aumenti di capitale e a dicembre 2015 delibera la non conformità del bilancio 2014 e
della prima semestrale 2015; ma ormai il danno è fatto.

Così vengono bruciati 8 miliardi di Euro in aumenti di capitale che non sono stati bloccati, così sono stati azzerati risparmiatori ed azionisti. Sono allibito dall’aver appreso che ci sono stati “controllori” poi assunti, guarda caso, dalle Banche che avevano controllato e dall’aver ascoltato il dott. Barbagallo, Capo del dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria di Banca d’Italia, definire tali comportamenti solo come “Inopportuni”.

Quando i nostri padri parlavano di Banca, si riferivano ad un luogo in cui riporre fiducia, oggi i Giudici auditi dalla Commissione parlano di crimini gravissimi e di comportamenti fraudolenti e truffaldini.

Spetta alla Magistratura giudicare i colpevoli di questi reati. A noi compete l’onere di scoprire le responsabilità che vanno oltre i processi penali, di dare risposte ai risparmiatori truffati e soprattutto di costruire garanzie per il futuro. Se i controlli fossero stati reali e le reazioni tempestive, nonostante i crimini commessi, molti dei disastri su cui oggi indaghiamo non si sarebbero prodotti. Ora lo confessano anche coloro che dovevano vigilare.

Insomma aveva ragione Matteo Renzi a criticare il sistema di vigilanza. La montagna di carte che si pubblicano e che si inoltrano gli Enti di Vigilanza, le firme che si fanno apporre ad ignari risparmiatori non bastano e forse neppure servono. Il controllo e la vigilanza devono essere veri e trasparenti, si deve intervenire subito e non dopo anni, la tutela dei risparmiatori e del mercato deve venire prima di tutto e senza condizioni. Andremo sino in fondo senza tentennamenti: c’è in gioco il futuro è la credibilità dell’intero Paese.

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