Così le periferie delle città cambiano volto

Opinioni

Come ricordato dal premier Gentiloni i nostri centri sono uno degli asset del Paese

I numeri sono oggettivi. Due miliardi e cento milioni di fondi statali stanziati per la crescita, lo sviluppo e la sicurezza. Contro il degrado. Quasi quattro miliardi mobilitati nel complesso, considerando anche le risorse regionali e i contributi privati. Ventidue milioni di italiani interessati, perché il bando periferie toccherà circa un terzo degli abitanti del Paese. Con l’ultima tranche firmata nelle scorse ore a Palazzo Chigi, che assegna un ulteriore milione e 600mila euro a 93 Comuni, si chiude una delle più grandi operazioni nel segno degli investimenti mai realizzata negli ultimi anni.

Centoventi progetti per altrettante città, tutti finanziati, così come promesso dal governo di Matteo Renzi nell’ottobre del 2016.  Un’azione che il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha poi ultimato con efficacia, promettendo di essere al fianco dei sindaci anche nell’attuazione concreta delle azioni. Così le zone più fragili di tante città cambieranno volto. Il degrado sarà sostituito con la vita e la partecipazione. Con recupero urbano, trasformazioni, ristrutturazioni. Ma anche illuminazione, piazze, servizi, piste ciclabili, impianti sportivi. Con impatto evidente su economia e sostegno alla crescita. Città riqualificate sono anche più competitive. In grado di intercettare e calamitare, come stretta conseguenza, ulteriori investimenti e innovazione.

Del resto, come ricordato dal premier Gentiloni, i nostri centri sono uno degli asset del Paese. Un patrimonio da cui non si può prescindere, oltre che uno dei motori dell’economia. In ballo c’è più di un semplice rammendo urbano. Sul tavolo c’è una visione concreta di prospettiva. I territori ne usciranno rafforzati, così come la qualità della vita. Sappiamo che intervenire sulle criticità è una sfida complessa. Ma allo stesso tempo resta tra le più affascinanti.

E’ per questo che il bando periferie varato da Renzi, all’epoca, suscitò interesse trasversale nelle città e tra i sindaci. E’ per questo che i primi cittadini, a gran voce, hanno richiesto per il futuro il rifinanziamento del fondo. Un impegno che il governo, giustamente, ha confermato tra le priorità. Il bando periferie riconosce ai sindaci un ruolo di tenuta sociale. E insiste nel trend positivo dell’attenzione mostrata ai territori, già rimarcato dallo sblocco del patto di stabilità per i Comuni virtuosi. Un intervento fortemente atteso che ha liberato, tra l’altro, miliardi per la dimensione locale. Azioni che si sommano ai fondi su edilizia scolastica e dissesto idrogeologico e che, all’interno di politiche fortemente espansive, vanno nella direzione auspicata. In fondo è quello che chiediamo all’Europa: meno austerità, più sostegno alla crescita.

Oggi dalla collaborazione tra città e governo arriva un bell’esempio. Un segnale da valorizzare ed esportare su altri fronti. Perché anche così, nel segno della leale cooperazione istituzionale, si può ripartire insieme.

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