Pietro Scoppola, il senatore illuminato

Opinioni

Nel 1985 propose una legge elettorale con collegi e liste corte, simile alla legge Rosato

Lo scopo del presente testo è solo quello di ricostruire i principali interventi di Pietro Scoppola, scomparso il 25 ottobre di dieci anni fa, come senatore nella legislatura 1983-1987, che è solo uno dei contributi da lui lasciati al Paese. In Aula si tratta del discorso del 3 agosto 1984 in occasione della revisione del Concordato. Invece in Commissione si tratta di tre interventi alla Commissione Bozzi sulle riforme del 20 gennaio 1984, del 5 luglio dello stesso anno e del 16 gennaio 1985.

In Aula il 3 agosto 1984 Scoppola segnala che pur essendo formalmente il nuovo Concordato una revisione del precedente, in realtà l’operazione che si sta realizzando segna un salto qualitativo ben maggiore. Questo non significa che ritenesse soddisfacente l’esito concreto raggiunto nei vari ambiti. In particolare il mantenimento dell’Insegnamento della Religione Cattolica, sia pure da inquadrare nelle finalità della scuola, aveva portato con sé l’inevitabile carattere facoltativo della disciplina. E tuttavia questa soluzione lasciava scoperta l’esigenza di formazione culturale in materia religiosa dei non avvalentisi che Scoppola tendeva a risolvere o espandendo i riferimenti alle “tematiche religiose nei programmi di storia, filosofia e letteratura” o con la proposta di un insegnamento “alternativo o aggiuntivo a quello confessionale”. Purtroppo, mentre i problemi si sono aggravati e siamo, in ambito di cultura religiosa, di fronte a quella che Olivier Roy ha definito una “santa ignoranza”, in cui affonda le radici anche il terrorismo fondamentalista di matrice islamista, siamo ancora a quel punto irrisolto.

Nella Commissione Bozzi sulle riforme istituzionali il 20 gennaio 1984 Scoppola chiede un salto di qualità: “dobbiamo fare in modo che i cittadini contino di più, che il voto non sia soltanto una delega in bianco che i partiti gestiscano senza assumersene alcun onere, senza una precisa responsabilità verso l’elettorato, se non alla scadenza successiva, che l’elettore sappia, nel momento in cui il voto viene esercitato, quale uso di quel voto sarà fatto, per quale schieramento, in quale maggioranza, per quale Governo. Questo è un problema non di decisionismo, ma di raccordo tra funzione e rafforzamento delle istituzioni e riconoscimento dei diritti dell’elettore”.

Nel successivo intervento del 5 luglio Scoppola evidenziava poi come il voto di preferenza si fosse progressivamente trasformato come una delle caratteristiche più negative del sistema. Un meccanismo di “frammentazione” interna ai partiti, potenziando la logica della rappresentanza di “interessi settoriali e locali” oltre al problema “più noto” dell’ “uso dei mezzi che vengono spesi per acquisire le preferenze”.

Scoppola denuncia come patologia anche l’eccessiva estensione del voto segreto, che elude “un’assunzione complessiva di responsabilità”.

Infine, il 16 gennaio 1985, Scoppola a titolo personale, ma col sostegno di Pasquino, Barbera e Lipari, presenta una mozione di riforma minimale, basata sull’adozione di un sistema simil-tedesco, fondato su collegi uninominali e liste bloccate corte, ma con voto unico tra collegio e lista e senza soglia di sbarramento. Una proposta minimale, ma che avrebbe quanto meno evitato di concludere i lavori con un nulla di fatto. Come invece purtroppo accadde.

In fondo oggi stiamo ritornando proprio a una soluzione minimale analoga a quella, mentre resta scoperta l’esigenza maggiore di legittimazione diretta dei Governi. Almeno, anche oggi, evitiamo un nulla di fatto.

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