Pil e lavoro: boom degli investimenti e cala la disoccupazione giovanile

Opinioni

I buoni dati sull’economia si accompagnano ai progressi del mercato del lavoro

La dinamica del Pil italiano resta molto solida, nonostante un lieve ritocco al ribasso rispetto alla stima preliminare del mese scorso: infatti, il progresso congiunturale del terzo trimestre è stato ridotto dall’Istat dal precedente +0,5% a +0,4%. Una correzione tecnica che non modifica il positivo quadro di fondo della nostra economia. Lo confermano le statistiche più dettagliate diffuse oggi secondo cui la crescita del Pil già acquisita nei primi nove mesi del 2017 resta notevole, pari a +1,4% in base ai dati destagionalizzati e corretti per il calendario. Ma la cifra più significativa è in realtà l’aumento del Pil già conseguito nei primi tre trimestri dell’anno che emerge dai dati grezzi, cioè i dati che poi a consuntivo contano nel computo finale del dato annuale: ebbene, nel periodo gennaio-settembre 2017 il Pil italiano è cresciuto dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2016, dunque ad un tasso superiore all’1,5% che rappresenta l’obiettivo di fine anno del Governo italiano. E nel terzo trimestre di quest’anno il tasso tendenziale di aumento del Pil è risultato pari all’1,7% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno: l’incremento più alto dal 2011.

I dati congiunturali, cioè quelli che raffrontano il terzo trimestre 2017 con il secondo, indicano che l’aumento del Pil è stato trainato principalmente dagli investimenti in macchinari e attrezzature, che hanno fatto registrare un autentico boom (+6%: un tasso trimestrale record), grazie alla spinta del Piano Industria 4.0. Ma anche la spesa delle famiglie e delle istituzioni private è cresciuta (+0,3%), così come sono progrediti gli investimenti in mezzi di trasporto (+1,9%) e l’export (+1,6%), che è aumentato più dell’import (+1,2%). Per quanto riguarda gli apporti alla crescita del terzo trimestre 2017, la domanda interna al netto delle scorte e la domanda estera netta hanno contribuito insieme positivamente per uno 0,9% ma la riduzione delle scorte è stata consistente, con un contributo negativo al Pil pari allo 0,5%.

Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto è stato frenato nel terzo trimestre dall’agricoltura, la quale, principalmente per ragioni meteorologiche, ha fatto registrare un calo congiunturale del 3,6%, e dai servizi del credito e professionali, che hanno avuto una crescita zero. Molto buona è stata invece la performance dell’industria in senso stretto, il cui valore aggiunto è cresciuto dell’1,6%, mentre discreti progressi si sono registrati anche nelle costruzioni (+0,4%) e nei servizi del turismo, commercio e trasporti (+0,2%) nonché nelle altre attività dei servizi (+0,3%).

Guardando alla dinamica dell’economia italiana in un’ottica di lungo periodo e utilizzando come base di partenza per le nostre misurazioni il primo trimestre 2014, il bilancio complessivo che si ricava è che durante i Governi Renzi e Gentiloni si è registrato un progresso cumulato del Pil (sulla base dei dati trimestrali destagionalizzati e corretti per il calendario) del 3,8%. Un risultato che è stato ottenuto soprattutto per merito dell’espansione delle due componenti della domanda interna su cui si è focalizzata l’azione di politica economica: il rilancio dei consumi privati (aumentati negli ultimi 14 trimestri del 5,7%: e poi c’è chi dice che gli 80 euro e i tagli delle tasse non sono serviti…) e degli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto (+19%! Ricordate lo scetticismo di tanti commentatori sull’efficacia del super-ammortamento e del Piano Industria 4.0?).

I buoni dati sull’economia si accompagnano ai progressi del mercato del lavoro. Ieri l’Istat aveva comunicato che gli occupati totali in Italia sono rimasti sostanzialmente stabili ad ottobre 2017, in base alle rilevazioni delle forze di lavoro, mantenendosi come nei due mesi precedenti intorno ai 23 milioni e 80mila unità (un livello simile ai massimi pre-crisi del 2008). Negli ultimi tre mesi (agosto-ottobre) gli occupati sono aumentati congiunturalmente di altre 73mila unità rispetto ai tre mesi precedenti (maggio-luglio). Mentre su base tendenziale gli occupati sono risultati 246mila in più rispetto a ottobre 2016 (di cui +39mila permanenti), i disoccupati 140mila in meno e gli inattivi 183mila in meno. Il dato più significativo di ottobre riguarda però la disoccupazione giovanile, che risulta in sensibile calo sia nel breve che nel medio-lungo termine: infatti, rispetto a febbraio 2014 (quando era al 43,4%) la disoccupazione giovanile è scesa al 34,7% nell’ottobre 2017, calando durante i Governi Renzi e Gentiloni di 8,7 punti. Nello stesso periodo il tasso di occupazione dei giovani è salito di 1,7 punti e l’incidenza dei giovani disoccupati sulla popolazione giovanile complessiva è scesa di 2,7 punti, passando dall’11,7% al 9%.

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