Il possibile punto d’incontro fra radicali e sinistra

Opinioni

Si ridimensionano le differenze fra le diverse famiglie politiche

Le proposte e l’iniziativa di Radicali italiani per un Welfare sostenibile suscitano in me un interesse che va oltre il merito della questione. I radicali procedono, come di consueto, con un approccio empirico ai problemi. Confrontarci con loro, però, consente alla cultura politica del centrosinistra di compiere formidabili passi avanti.

Gli eredi della storia del movimento operaio e del cattolicesimo democratico e sociale sono per definizione attenti, per l’appunto, ai temi sociali. I radicali, con altri, hanno a lungo denunciato, dal canto loro, le storture e gli abusi del Welfare State, il quale non di rado finiva per produrre disparità e ingiustizie, e provano, ieri come oggi, a mostrare le ricadute sociali di campagne volte alla tutela e all’affermazione della libertà individuale.

Adesso, però, il loro discorso approda anche alla ricerca di soluzioni ragionevoli al fenomeno della povertà, relativa e assoluta, mediante una politica di redistribuzione della ricchezza e di inclusione.

Detto altrimenti: è come se vi fosse un incontro o un avvicinamento fra le forze tradizionalmente attente al “sociale”, che tendono a scoprire tutta l’importanza delle istanze e delle aspirazioni dei singoli, con le loro peculiarità, e i radical-libertari, che, in nome del Welfare possibile, riconoscono ad esempio il ruolo fondamentale giocato dalle famiglie. Cadono o quanto meno si ridimensionano sensibilmente steccati e incomprensioni che hanno attraversato il Novecento, e la prospettiva liberal-socialista trae da ciò nuova linfa.

Troppe volte la contesa (o, come si diceva una volta, la dialettica) politica è assai distante dalle ansie e dal vissuto dei cittadini e si nutre di beghe incomprensibili ai più. Da qui l’esigenza di ripartire proprio da quei timori, da quelle ansie, da quei bisogni per costruire un nuovo campo politico e culturale, cogliendo le scadenze elettorali quasi come un pretesto o uno sprone per procedere, e non come unico
fine di ogni azione e di ogni proposta.

Dinanzi a temi quali le migrazioni, l’integrazione, i diritti, la condanna alla solitudine o alla marginalità, occorrono nel contempo unità e capacità di elaborazione, slancio personale e spirito di gruppo.

Solo attingendo da più fonti, da più storie, solo valorizzando i percorsi compiuti da soggetti diversi si riuscirà a delineare un orizzonte, nel quale ciascuno possa scorgere il proprio futuro e, magari, la propria utopia. Senza negare agli altri i propri sogni e senza calpestarne i diritti, preoccupandosi piuttosto di affrontare insieme nodi e contraddizioni.

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