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Il Primo Maggio e la libertà nel lavoro

In democrazia non dovremmo sentirci liberi solo ogni cinque anni, al momento del voto. Fin dal liceo rifletto su tale proposito. Come rendere la libertà un esercizio costante? Libertà dal bisogno, certo: da qui l’importanza del lavoro, di un lavoro dignitoso. Libertà nel lavoro: un lavoro umanizzato, volto a dar valore ai talenti e alle capacità (ai doni) di ciascuno e di ciascuna. Libertà nel tempo libero, per favorire ulteriormente l’espressione della creatività, la possibilità di coltivare gli affetti, la partecipazione alla vita pubblica. Il lavoro, insomma, come occasione e momento di crescita; la libertà come fine.

E che dire del rapporto intimo fra libertà e liberazione? Liberazione da quel che ostacola l’esercizio effettivo della libertà, dall’insieme dei condizionamenti che ne riducono i margini. Libertà e lavoro, dunque, come un anelito di umanità, volto alla nostra autorealizzazione. Nella consapevolezza dell’importanza e del carattere decisivo della condivisione: si lavora e ci si sente liberi con gli altri.

Come dare forma alle utopie? Come provare a guardare oltre l’esistente? I singoli esprimono dei bisogni, dei desideri, i quali, però, dovrebbero poi incontrarsi con quelli di altri individui. È in ciò, forse, il segreto del successo di eventi come il “concertone” del Primo maggio. Un rito, forse: un rito laico per esorcizzare l’isolamento e la solitudine. Altre occasioni di incontro sono tuttavia necessarie: da qui l’importanza di ripensare al ruolo dei “corpi intermedi”, al di là delle loro derive. Qui giunti, s’impone una riflessione sul senso della presenza e dell’azione dei sindacati e dei partiti. Ecco: domenica scorsa, durante l’intervista televisiva a Matteo Renzi, era palpabile la tendenza dell’ex segretario dem a sottolineare l’importanza dei gruppi parlamentari, quasi si trattasse della solo dimensione “che conta” nella vita di un soggetto politico e non di una delle sue articolazioni.

Di ciò occorre discutere, con serenità e, insieme, nella consapevolezza del carattere decisivo della posta in gioco.

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