Contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro: ci vuole una legge

Opinioni

Creare strumenti utili per supportare le donne che subiscono una molestia per mano di colleghi o datori di lavoro, definendo il fenomeno e tutelando le donne che decidono di denunciare

In questi mesi, grazie alle denunce di alcune star contro il magnate di Hollywood, Weinstein, si sono accesi il riflettori sugli abusi e le molestie che troppo spesso rappresentano la normalità nel mondo dello spettacolo. La pioggia di denunce che ha colpito non solo Weinstein ma tante persone di quel mondo anche nostrani, ha come alzato il sipario e fatto entrare nella discussione pubblica un tema che non sempre è stato preso con la giusta serietà: quello delle molestie e dei ricatti a sfondo sessuale ai danni delle donne nei luoghi di lavoro.

Sappiamo bene infatti che quello che succede a Hollywood e nel mondo dello spettacolo non è molto diverso da quello che succede in altri ambienti lavorativi, in cui lo squilibrio di potere porta alcuni uomini a sfruttare la propria posizione attuando comportamenti molesti, lesivi della dignità e dell’integrità fisica e psicologica delle lavoratrici, accompagnati spesso da ricatti, vessazioni, mobbing.

Una realtà da cui le lavoratrici fanno fatica a sottrarsi non solo per lo squilibrio di potere spesso esistente, ma anche per l’assenza di strumenti adeguati: sappiamo infatti, grazie alle indagini Istat sul tema, che 9 donne su 100 nel corso della propria vita lavorativa sono state oggetto di molestie o di ricatti a sfondo sessuale sul luogo di lavoro (1 milione e 403 mila), ma che solo il 20% ne parla con qualcuno (di solito colleghi di ufficio) e solo lo 0,7% denuncia. Spesso dalle avance, le battute, i gesti sgradevoli e i palpeggiamenti si arriva anche allo stupro, consumato o tentato: un abuso subito da 76 mila donne sempre considerando l’arco della vita lavorativa.

Una violenza, quella delle molestie e dei ricatti sul luogo di lavoro, che colpisce tutti i tipi di lavoratrici, dalle libere professioniste alle dipendenti, a tutte le latitudini, in maniera particolare quando la lavoratrice di trova in una condizione di debolezza, perché disoccupata, in cerca di lavoro o nei momenti di avanzamento di carriera.

Nel Gennaio 2016 è stato sottoscritto dalle organizzazioni sindacali e datoriali italiane un accordo quadro europeo contro le molestie nei luoghi di lavoro. Gli attori si impegnano a collaborare per creare un ambiente di lavoro in cui viene rispettata la dignità di ognuno e in cui siano favorite le relazioni interpersonali basate sui principi di eguaglianza e reciproca correttezza, ritenendo inaccettabili gli atti di molestie o violenze all’interno del luogo di lavoro e sollecitandone dunque la denuncia.

La sottoscrizione dell’accordo è un passo avanti importante, raggiunto dopo ben nove anni di confronto. E il tempo del confronto la dice lunga sulle sue difficoltà. Un atto significativo soprattutto alla luce della carenza della legislazione italiana sul tema. Occorre affiancare al grande impegno di questi anni dei governi Renzi e Gentiloni e di Maria Elena Boschi nella lotta contro la violenza sulle donne specifiche norme che supportino e aiutino le donne vittime di ricatti e violenze sul luogo di lavoro, che spesso non denunciano, abbandonano il posto di lavoro o convivono con molestie e ricatti.

Una situazione che ci ha spinto a presentare una proposta di legge sul tema. La Pdl ha l’obiettivo di creare strumenti utili per supportare le donne che subiscono una molestia sessuale sul luogo di lavoro per mano di colleghi o datori di lavoro, definendo il fenomeno e tutelando le donne che decidono di denunciare.

Prima di tutto garantendo una difesa del posto di lavoro, proibendo che la donna possa essere sanzionata, demansionata, licenziata, trasferita, o sottoposta ad altra misura organizzativa con effetti negativi, diretti o indiretti, sulle sue condizioni di lavoro, a causa dalla denuncia.

In secondo luogo prevedendo degli strumenti di tutela all’interno del posto di lavoro: proponiamo di estendere il congedo di tre mesi attualmente esistente per le vittime di violenza, anche alle vittime di ricatti o molestie sessuali.

Vista l’urgenza del tema, speriamo di riuscire a raccogliere un consenso trasversale fra le forze politiche cosicché la proposta si trasformi in legge entro la fine della legislatura.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli