Consip, vogliamo la verità

Opinioni

La vicenda non riguarda solo Matteo Renzi o il Pd, ma la stessa solidità delle nostre istituzioni democratiche

La vicenda Consip non riguarda solo Matteo Renzi o il Pd, ma la stessa solidità delle nostre istituzioni democratiche. Perché quando un magistrato della Repubblica, audito dal Csm, descrive le indagini condotte dal Noe come un lavoro “fatto con i piedi” da un gruppo di “esagitati” in preda ad un “delirio di onnipotenza”, infarcito di “chiacchiere da bar” e soprattutto finalizzato esplicitamente a colpire l’allora presidente del Consiglio (“Noi vogliamo arrivare a Renzi”), ci troviamo di fronte ad un fatto enorme e dal chiaro sapore eversivo.

La fotografia di quelle indagini che è stata consegnata dal procuratore di Modena Lucia Musti all’organo di autogoverno della Magistratura non può essere equivocata: un pezzo di Stato – quello rappresentato dai Carabinieri inquirenti del Noe poi indagati per falso e violazione del segreto d’ufficio – si è mosso con l’obiettivo dichiarato di colpire un altro pezzo di Stato – quello rappresentato da chi guidava il governo democratico della nostra Repubblica. Un obiettivo preventivo, scollegato dalla sostanza e dalle risultanze delle indagini, al quale è stato poi subordinato il lavoro investigativo e l’analisi che è stata consegnata alla magistratura sulla base di quel lavoro.

Questa è la sostanza dei fatti, al netto di ogni chiacchiera e di ogni retroscena immaginario. E questo è il nodo sul quale deve essere fatta assoluta chiarezza in tempi brevi, perché ogni ritardo nel raggiungimento della verità può trasformare quella che già oggi è una pagina oscura in un macigno destinato a pesare sulla serenità della nostra vita democratica. Tanto più alla vigilia di una stagione elettorale decisiva, che non può e non deve essere intossicata dal fumo che si diffonde dal comportamento di rappresentanti di istituzioni verso le quali è indispensabile conservare la massima fiducia. Gli italiani devono sapere che chi riceve il mandato democratico e parlamentare a governare l’Italia, di qualunque parte politica sia espressione, non può essere oggetto di operazioni investigative ispirate dal pregiudizio.

Così come non può esserlo nessun altro cittadino, al di là del ruolo pubblico che si trova provvisoriamente a ricoprire. E se questo è avvenuto, i fatti devono essere accertati con la massima trasparenza e i responsabili devono essere sanzionati con il massimo rigore. Se questo non avvenisse, si tratterebbe di un colpo alla solidità di istituzioni democratiche che in questa stagione storica sono già investiti dalla crisi di credibilità che nasce dall’ondata antipolitica. Per questo noi vogliamo tutta la verità sul modo in cui sono state condotte le indagini Consip. La verità e solo la verità, guardando al bene comune rappresentato dalla credibilità di istituzioni democratiche che abbiamo sempre difeso e che intendiamo difendere anche contro le eventuali malefatte di alcuni loro rappresentanti.

Questa è la differenza tra il Pd e quelle forze populiste che non riescono a distinguere tra il proprio tornaconto e la credibilità delle istituzioni. Proprio oggi, sulle stesse pagine di giornale dove troviamo il racconto del procuratore Musti sulle indagini del Noe, leggiamo il delirio di un Salvini che – chiamato dalla magistratura a risarcire i contribuenti dei milioni di euro ricevuti dal finanziamento pubblico e utilizzati per scopi personali – si lancia in un’accusa sconclusionata contro la democrazia italiana. Come se una sentenza di colpevolezza (di primo grado, tra l’altro) contro la Lega per truffa ai danni dello Stato fosse di per sé un colpo alla nostra democrazia. A differenza di Salvini, noi non commentiamo le sentenze. E soprattutto, lavoriamo ogni giorno per rafforzare istituzioni che devono essere difese anche dalle ombre che vi possono gettare loro indegni rappresentanti. Per questo, ancora una volta, chiediamo verità e rapidità sulla conduzione delle indagini Consip.

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