La buona politica è andare avanti anche quando gli urlatori gridano forte

Opinioni

Se questo Paese è passato in quattro anni dal segno meno al segno più, dal lavoro alla scuola, è grazie a una bellissima stagione di riforme coraggiose

Arrivo a Napoli in albergo a mezzanotte, mezzo addormentato dopo una giornata intensa Roma-Bari, Bari-Bitonto, Bitonto-Matera, Matera-Napoli. Mentre prendo le chiavi della camera si avvicinano i ragazzi di un istituto tecnico di Brescia insieme ad alcuni loro professori.

Sono arrivati anche loro e dormiamo nello stesso hotel. La dirigente scolastica mi si avvicina e mi dice: “Siete gli unici che avete messo soldi sulla scuola. Avete potenziato l’organico, investito sull’alternanza, messo soldi sull’edilizia scolastica. Lei deve essere orgoglioso della buona scuola e deve difenderla di più questa riforma. Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di investire sulla scuola, grazie“. 

Mi do un pizzicotto per assicurarmi che non sto dormendo. E poi penso che alla fine l’Italia è anche questo. Accanto alle persone che insultano, ai leoni da tastiera che odiano, c’è tanta bella gente che conosce la realtà e non si ferma agli slogan. Professori, dirigenti scolastici, studenti che sono a Napoli per un progetto pilota a livello nazionale e che ti dicono che la buona politica è andare avanti anche quando gli urlatori gridano forte. 

Se questo Paese è passato in quattro anni dal segno meno al segno più, dal lavoro alla scuola, è grazie a una bellissima stagione di riforme coraggiose. Possiamo fare di più? Certo. Ma come mi ha detto quella professoressa: “Si ricordi sempre che nessun Governo ha messo sulla scuola i soldi che avete messo voi“. 

E questo mi basta per andare a letto orgoglioso e augurarvi una buona notte. Domani si riparte dalla disarmante bellezza di Napoli.

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