I rigurgiti di fascismo si contrastano con una buona cultura politica

Opinioni

il dialogo accanto ai principi di libertà e di giustizia sono il sale e il lievito delle democrazie.

Vi erano (e ancor vi sono) persone con un titolo di studio modesto, eppure ricche di cultura politica, cresciute ascoltando, leggendo, confrontandosi sul lavoro e in piazza con gli altri. Si narra o ci si ricorda di artigiani, operai, contadini, maestri di scuola elementare ecc. capaci di cogliere e interpretare vicende geopolitiche complesse, di inserirle in una trama più generale, di condividere valutazioni e commenti, di dibattere, con tanto di rimandi storici e, a volte, di citazioni dotte. Il partito pedagogico, si dirà; ma non era solo questione di partiti. Accanto alla “sezione” vi erano magari la bottega del barbiere o del fabbro, la sala parrocchiale, la bacheca con i manifesti dell’avversario, il bar.

Acqua passata, certo. Però mi chiedo: come contrastare fino in fondo i rigurgiti di fascismo, la violenza politica, la xenofobia, l’odio per il diverso? Con la conoscenza, con l’impegno democratico e – ecco il punto – provando, nel mondo e con gli strumenti di oggi, a elevare la cultura politica. Siamo sommersi da un oceano di notizie, più o meno vere, più o meno false; tuttavia occorrerebbe coniugare l’informazione con la formazione, avvalendosi fra l’altro di media differenti. Un esempio di approccio multimediale e dei suoi benefici? Personalmente ero troppo piccolo per seguire il ciclo televisivo di Sergio Zavoli Nascita di una dittatura, ma il libro dal titolo omonimo, edito nel 1983, rappresenta per me una pietra miliare per la comprensione delle radici e degli esordi del regime fascista. Cinquantacinque testimonianze hanno aiutato il grande giornalista a ricostruirne le origini, rinviando poi ad altri protagonisti e ad altri autori. E le biografie presentate in appendice, in poche pagine, sono preziose quanto un’intera enciclopedia.

Ecco: la cronaca dovrebbe spingere ad approfondire e a discutere. Passando dal “sentito dire” dei new media e della tv al libro, dall’articolo di quotidiano al convegno o alla rubrica radiofonica, da un libro a un altro, con una sorta di circolarità animata dall’interesse, dal dubbio, dal bisogno di capire. Le dittature si nutrono di slogan, di frasi fatte, di bugie, di stereotipi. La curiosità, gli interrogativi, la capacità di articolare un discorso, il dialogo, la consapevolezza della complessità degli eventi, accanto ai principi di libertà e di giustizia, sono invece il sale e il lievito delle democrazie.

Come non richiamare a questo punto ciò che Sandro Pertini disse a Zavoli, quasi a conclusione del testo? “Tengo a dire che la mia non è stata una vita eccezionale; simili alla mia ci sono altre decine, direi centinaia di vite d’operai e di contadini; ignorate, perché nessuno ha pensato e pensa di raccontare quelle vite veramente edificanti. Operai e contadini che io conobbi in carcere e al confino, che affrontarono con fierezza il ‘tribunale speciale’, che con eguale fierezza sopportarono galera e confino e poi si gettarono nella guerra di Liberazione”.

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