Ritrovare i luoghi della politica per superare la crisi

Opinioni

La base deve ritornare ad essere un incubatore di idee, un luogo attivo di informazione e formazione dei cittadini

A livello non solo locale, dalla nascita del Partito Democratico ad oggi è cambiata la politica e le sue forme di organizzazione, e sono entrate in campo nuove forze che pericolosamente tentano di incanalare il risentimento dei cittadini verso la crisi economica nel populismo e in forme di partecipazione diverse da quelle a cui siamo abituati.
In tutto ciò diviene quindi sempre più necessario rinforzare i luoghi della politica perché a tutti i livelli – da quello prettamente locale passando per le federazioni provinciali fino ad arrivare al livello nazionale ed europeo – si riesca a dare risposte ai cittadini che stanno affrontando un periodo di cambiamento e sono spesso impreparati.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un mutamento radicale del sistema economico, con gli effetti della crisi finanziaria globale che, non solo nel nostro Paese, hanno impattato sulle economie nazionali e locali: questo ha causato una ridefinizione della geografia del lavoro e dello sviluppo e di conseguenza della società tutta, dalla quale la politica non può prescindere. E’ necessario invece che la politica ed in particolare il Partito Democratico raccolgano questa sfida e sappiano essere dentro al cambiamento, spiegandolo ai cittadini e formando una nuova coscienza collettiva. E’ necessaria la piena consapevolezza del fatto che laddove la politica è poco presente o non incassa la fiducia dei cittadini e non sa dare risposte, i cittadini cercheranno quelle risposte altrove.

La tendenza demografica di invecchiamento della popolazione e diminuzione della natalità unita a flussi di popolazione migrante sempre più complessi da governare si unisce inscindibilmente al tema del lavoro per i giovani e del necessario rinnovamento del sistema pensionistico, e ci pone allo stesso tempo di fronte ad un confronto costante e quotidiano con l’altro: chi ha il compito di preparare i cittadini a questo confronto? Il sistema educativo certamente può fare molto per quanto riguarda le nuove generazioni, ma è indispensabile che sia la politica con le sue scelte e il suo modo di comunicarle a farsi carico dell’integrazione dei migranti e della loro inclusione attiva nel tessuto sociale; un’inclusione che può essere portata avanti in modo attivo e positivo dalle amministrazioni locali democratiche nelle realtà dove hanno una forza e una coesione data da un comune quadro di valori di sinistra.

Il progressivo impoverimento di un ceto medio a rischio di vulnerabilità sociale inoltre non è estraneo neanche alle città di solito più benestanti; i modelli culturali e i processi di produzione e riproduzione dei saperi, legati in modo ormai inestricabile a tecnologie informatiche e comunicative in costante evoluzione e di cui non tutti i cittadini tuttavia sono oggi partecipanti attivi, costituiscono l’ultimo elemento che va a comporre il quadro delle sfide che la sinistra dovrà affrontare nei prossimi anni.
Questa complessità, ed il suo impatto sulla comunità e il territorio, richiede un investimento straordinario in analisi, riflessione, elaborazione, al fine di comprendere le tendenze in atto e fare rete tra i diversi circoli ricominciando a costruire progettualità politiche che si concretizzino in azioni di Governo ed in sostegno attivo ai rappresentanti dei vari in Regione e in Parlamento: la base deve ritornare ad essere un incubatore di idee, un luogo attivo di informazione e formazione dei cittadini, una guida nell’analisi della complessità del nostro tempo, i nostri luoghi della politica devono tornare ad assomigliare di più ad un laboratorio di ricerca o ad un cantiere che a un’assemblea di condominio.
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