Accoglienza, trova le differenze tra Roma e Firenze

Opinioni

A Roma lo sgombero dei migranti dallo stabile di via Curtatone è avvenuto con la forza tra l’assenza dell’amministrazione, mentre a Firenze un caso analogo è avvenuta senza problemi grazie all’impegno del sindaco Nardella

Abbiamo ancora tutti negli occhi e nel cuore le immagini dello sgombero dei rifugiati che occupavano lo stabile di via Curtatone a Roma avvenuto in piena estate, lo scorso 19 agosto. Gli scontri, le proteste, le donne sdraiate sull’asfalto, i bambini terrorizzati, le Ong impegnate a offrire assistenza, i feriti, i movimenti per la casa a soffiare sul fuoco e un grande, incredibile assente: il Comune di Roma, il sindaco Raggi.

Incapace di prevenire,  incapace di costruire soluzioni – tanto è vero che molti di quei rifugiati sono ancora in strada – incapace di rispondere alle richieste della prefettura e anche solo di utilizzare le risorse che erano state destinate per quella emergenza dalla Regione Lazio di Nicola Zingaretti. Uno dei punti più bassi della disastrosa esperienza del Movimento Cinque Stelle al governo della Capitale, che conquistò le prime pagine di mezzo mondo.

Il rischio, di fronte a situazioni così drammatiche, è che si finisca per pensare che condizioni così estreme in cui si intrecciano necessità fondamentali, dovere di accoglienza, sicurezza, diritto al ripristino della legalità siano semplicemente ingovernabili. Che nonostante le incapacità della Raggi, situazioni così dolorose siano inevitabili.

Questo accade perché passano sotto silenzio e non fanno abbastanza notizia le storie di buona amministrazione, come quella avvenuta solo pochi giorni fa a Firenze, a pochi mesi dal disastro di piazza Indipendenza.

Uno stabile in centro, proprio come a via Curtatone, occupato abusivamente da migranti – esattamente come nella Capitale – ma la differenza sta in chi guida la città, in come si governa. E cosi, grazie all’impegno del sindaco Nardella e dei suoi assessori, grazie alla capacità di costruire un lavoro davvero di squadra tra comune, prefettura, questura, gesuiti (proprietari della palazzina occupata), servizi sociali e associazioni di volontariato, la mattina del 29 novembre i cento cittadini somali che lo occupavano hanno liberato l’immobile.

Senza l’intervento delle forze dell’ordine, senza nessuna tensione, senza nessuno scontro. Alcuni sono stati ospitati in strutture di accoglienza, senza uso improprio di edilizia popolare che deve rimanere a disposizione delle famiglie che ne hanno diritto, altri sono stati aiutati nel tornare a casa, come volevano, altri ancora sono partiti per altri paesi.

Mentre molti dei rifugiati sgomberati a Roma sono ancora senza dimora, mentre a via Curtatone si è sfiorata, per giorni, la tragedia, a Firenze un’occupazione abusiva si conclude attraverso fermezza, dialogo, assistenza.

Non è un caso che Firenze sia ai vertici delle classifiche sulla qualità della vita, pubblicate nei giorni scorsi dal Sole 24 ore e che in particolare sia in testa sul tema della cultura, mentre Roma precipita indietro di undici posizioni solo in un anno. Perché solo una città in cui nessuno resta indietro è una città capace di primeggiare e solo investendo contemporaneamente, come Matteo Renzi ha teorizzato nella sua esperienza di governo, in sicurezza e cultura che possiamo vincere le sfide di questo tempo.

Il XXI è il secolo delle città, che crescono in tutto il mondo in modo esponenziale e dove ormai vive la maggioranza della popolazione globale. Tutte le questioni della contemporaneità si giocano, sopratutto, nelle città. Le città mal governate come Roma sono il luogo in cui emergono i problemi, quelle guidate da amministratori capaci come Firenze sono il luogo in cui si costruiscono le soluzioni.

Nel Paese reale, quello che non vive sul blog di Grillo e non si nutre di fake news ma di vita vera, questa è la differenza plastica tra noi e loro. Due idee opposte di come governare una città è una comunità. Due visioni diametralmente alternative di come coniugare accoglienza e legalità, assistenza e sicurezza, presente e futuro.

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