Salvini, il moralizzatore senza morale

Opinioni

Per il leader della Lega la magistratura “è una schifezza” perché indaga contro i suoi amici. L’obiettivo è sempre lo stesso: colpire un nemico pubblico per coprire le malefatte

“Se qualcuno nella Lega sbaglia, sono il primo a prenderlo a calci nel culo e a sbatterlo fuori. Ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da questa schifezza che è la magistratura italiana”. Ecco a voi la giustizia ai tempi di Matteo Salvini. Come se non ne avessimo avuto abbastanza negli ultimi anni, si apre l’ennesimo strappo tra politica e magistratura. Protagonista il leader della Lega che con queste parole si ascrive a pieno titolo nel novero dei cacciatori di streghe, di cui il capostipite nonché principale e più fantasioso esponente rimane Silvio Berlusconi.

Certo, il “felpato” non è nuovo ad attacchi alla magistratura. In passato aveva già avuto modo di definirla in vari modi, da “strabica” a “comunista”, da “faziosa” a “razzista”. Il motivo delle critiche è sempre lo stesso: ai giudici non viene perdonato il fatto di indagare contro dirigenti della Lega. Succede con Rixi (coinvolto nella ‘rimborsopoli’ ligure) è successo con Cota, con Bossi, Maroni, Calderoli, Speroni e tanti altri. Quello che più infastidisce è l’atteggiamento moralizzatore di Salvini, quella sconfortante spocchia che lo porta ad affermare che “la magistratura si deve preoccupare piuttosto della mafia e della camorra, che sono arrivare fino al Nord”.

E chi se ne frega se poi, quando indagano, i magistrati scoprono che un cassiere del partito ricicla in Tanzania il finanziamento pubblico. Chi se ne frega se proprio i nordisti organizzarono un vero e proprio tiro al bersaglio contro chi, Roberto Saviano in primis, denunciava il drammatico contagio delle mafie al nord. L’importante per Salvini & co. è individuare un nemico contro cui scagliare le loro volgari offensive mediatiche. Per coprire la realtà, far dimenticare le malefatte e ripulire, sempre e solo con le parole, un passato troppo imbarazzante per essere ricordato.

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