Il compito della sinistra? Colmare i divari

Scuola

Non è un caso che Renzi abbia dedicato un passaggio importante della sua relazione, dopo averne parlato nel suo libro, al tema degli asili e del tempo pieno

Anche se non sono nuovi, non è stato facile ascoltare di presenza i tristi dati dell’ottavo Atlante dell’infanzia a rischio – “Lettera alla scuola” di Save the Children, presentato stamattina a Roma.

Sono dati che ci chiamano ogni anno a rispondere alle nostre responsabilità. In Sicilia quasi 1 ragazzo su 4 ha lasciato precocemente la scuola (primato negativo con il 23,5% su un tasso nazionale del 13,8%). La Sicilia è pure in cima per minori in povertà relativa (42%), in un’Italia in cui le famiglie con minori in povertà assoluta in dieci anni sono quintuplicate per effetto della crisi.

In una cornice simile la nostra Regione si ritrova a contrastare “zoppa”: quasi priva di asili (il 10% circa rispetto all’Emilia che ne ha il 45%) e quasi priva di tempo pieno (abbiamo solo il 5 % circa di classi a tempo pieno). Cosa significa? Che diamo di meno a chi ha di meno, esattamente l’opposto della lezione di Don Milani.

La diseguaglianza sociale condiziona il rendimento scolastico, con oltre 1 quindicenne su 4 bocciato in contesti socio-economici svantaggiati. La diseguaglianza di economica, sociale e culturale familiare si sovrappone alla diseguaglianza di offerta formativa: un bambino di 13 anni in Sicilia ha molto meno, in termini di risorse familiari e di contesto certo, ma anche in termini di servizi per l’infanzia e di tempo scuola, sommando un anno e più in meno rispetto a un coetaneo di Milano.

La mancata frequenza dell’asilo e la scarsità di tempo scuola, che in Sicilia spesso si accompagnano al comodo alibi del refrain “le famiglie in certi contesti non lo chiedono” viene misurata dalle rilevazioni Ocse Pisa come un fattore di svantaggio ulteriore, determinando un aumento delle debolezze nei rendimenti negli anni, che non riusciamo a recuperare e nei fattori di demotivazione dei bambini, poi ragazzi, allo studio. Il fatto che non lo chiedano è esattamente il segnale della necessità di offrirlo.
La Sicilia è la prima regione in Italia per tasso di abbandono scolastico nelle scuole secondarie di primo grado e terza per abbandono nelle scuole secondarie di secondo grado, dopo Sardegna e Campania.

Perché riprendo questi dati? E perché li lego alla relazione del segretario di ieri in Direzione nazionale e alla discussione sul risultato elettorale in Sicilia e alle prossime elezioni? Non è il contesto adatto per indicare i gradi di responsabilità o di disinteresse per questo tema da parte della classe politica passata, del Nord o del Sud, dei governi centrali o dei governi regionali o dei Comuni, parlano i dati. Però un legame con quanto è accaduto c’è: quando cerchiamo responsabilità alla disaffezione dei nostri elettori in certe regioni non puntiamo l’indice su alleati o alleanze, ma cerchiamo di capire come “parliamo al paese del paese” e “alla Sicilia della Sicilia”, cosa offriamo. Cosa abbiamo offerto su questi numeri nei 5 anni di governo in Sicilia? Poco. Nonostante le copiose risorse a disposizione, sia dei fondi Ue, che dei fondi Pac, che degli stanziamenti nazionali in cui nessuno va a contrattare col governo centrale criteri di riparto adeguati.

Consapevoli della rabbia che anno dopo anno ci fa leggere dati che non mutano ma che hanno colpevoli rintracciabili, è il caso di segnalare un nuovo approccio avuto dal governo centrale in questi anni su queste percentuali e sui temi delle povertà educative al Sud e nelle grandi periferie del centro e del Nord, fatto inedito. I governi Renzi e Gentiloni hanno messo in campo e portato avanti per la prima volta un piano, leggasi soldi, testa e visione, per la povertà educativa. Non è tutto, ma è tanto.

Non è un caso che Renzi abbia dedicato un passaggio importante della sua relazione, dopo averne parlato nel suo libro, al tema degli asili e del tempo pieno. Perché quei divari percentuali sono la radice di tutte le diseguaglianze e di tutti i divari e se vogliamo incontrarci a sinistra parlando di diseguaglianze è da lì che dobbiamo partire. Per i commentatori forse “la ciccia politica” del discorso non stava lì. Ma per le persone sì. E da loro si riparte, si spera.

La sinistra sta lì: in una cosa urgente, vera e concreta come quella di colmare un divario così bastardo. A me è bastato questo ieri per ritenermi più che convinta che stiamo imboccando la via giusta per costruire una vasta alleanza a centrosinistra sul piano nazionale. Chi ci sta, ci stia.

Sul piano regionale, se il Partito democratico in Sicilia vuole ripartire, e deve ripartire, forse deve conoscere e discutere più di queste percentuali, che sono visione, progetto e futuro e meno delle alleanze giuste o sbagliate, dei sondaggi veri o presunti, dei collegi elettorali o dei bassi cabotaggi.

Come tratteremo e cosa offriremo in termini strutturali e di equità e di riequilibrio territoriale agli ultimi tra gli ultimi, i bambini poveri, sarà la misura e la bussola del nostro impegno di persone di sinistra, in Sicilia come nel resto del Paese. Non è romanticismo, è politica.

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