Si può vivere senza una tessera, ma non senza una visione

Opinioni

Una base matura e un’idea organica: ecco di cosa ha bisogno il Pd per essere forte

Il senso di una militanza dovrebbe attraversare alcuni percorsi molto concreti. Senza soffermarsi su un unico aspetto di una partecipazione che chiede, a ciascuno e com’è nelle corde del Pd dalle sue origini, di essere una rappresentanza dell’idea che si porta avanti. Quasi sentendosi segretario e circolo di se stessi e di quanto si sostiene.

Ma a leggere i social sempre roventi, emerge il dato di una certa partecipazione che si affanna a rincorrere qualcuno forse per rincorrere qualcosa. Tra gruppi, sottogruppi ed altre amenità della categoria pronti alla zuffa su chi è più di chi.

In mezzo un’analisi politica che talora sfugge, nell’impeto da “selfisti” che primeggia ogni volta, in cui gli argomenti cedono il passo al presenzialismo senza, con questo, generalizzare né demonizzare.

Un Pd forte, però, ha bisogno di una base matura. La stessa che può vivere senza una tessera ma non senza un’idea organica chiamata “visione”. Che è un po’ più dell’idolatria verso un personaggio ma un senso comune che presuppone la logica di un confronto. Tanto più quando si mette il dito sulla piaga di una strumentalizzazione sempre dietro l’angolo, tuttavia letta come l’attacco a qualcuno pur di affermare la supremazia degli uni verso gli altri.

E allora si comprende il perché di certi territori. Abili nel rimarcare le contraddizioni e molto meno nell’approntare soluzioni. Che implicano coraggio più che tifoseria, lucidità più che pance da seguire, almeno se l’obiettivo è quello di affermare un’idea di paese a tutti i livelli.

Servirebbe, perciò, uno scatto d’orgoglio da parte di tutti. Perché il partito è anzitutto ciò che noi siamo, al di là dei nostri referenti nazionali e di un leader che ci prova. Ma che non può nuovamente rischiare di essere un colosso dai piedi d’argilla, per mano di una militanza tanto viva quanto, spesso, racchiusa in una rete. Lo strumento che ingigantisce meriti e demeriti smarrendo un certo senso della realtà. E dove una discussione rischia di trasformarsi in rissa per una prevenzione che è proprio il frutto del gruppettismo tanto in voga.

Non già tante facce di una stessa medaglia ma la chiara dimostrazione che la “comunità” del 40% è di là da venire, intrisa di istinti che poco c’entrano con la politica. Come si è visto in quella comunicazione che per alcuni è apparsa più come il terreno di una collocazione che non un mezzo per capire e farsi capire. Anche con le novità in atto, derise dagli esclusi (da cosa non si sa) senza chiedersi mai perché.

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