Si rafforza la crescita: ora è più facile dialogare con Bruxelles

Economia

L’italia è la seconda economia del G-6, dopo il Giappone, nella graduatoria di crescita del Pil pro capite nel 2017 secondo la Commissione Europea  la seguente

Il Pil italiano è aumentato congiunturalmente nel terzo trimestre 2017 dello 0,5% rispetto al secondo trimestre. Un aumento robusto, superato tra i grandi Paesi dell’Unione Europea soltanto da quelli di Germania e Spagna (entrambe a +0,8%), uguale alla crescita francese e migliore dei progressi di Gran Bretagna, Olanda (entrambe a +0,4%) e Belgio (+0,3%). L’aumento tendenziale del PIl italiano è stato dell’1,8% rispetto al terzo trimestre dello scorso anno: il più forte dal 2011. Ma la notizia forse più significativa è che alla fine del terzo trimestre 2017 la crescita acquisita per l’anno in corso è già pari all’obiettivo del +1,5% fissato dal Governo e alle previsioni di crescita delle maggiori istituzioni internazionali. Ciò significa che se anche il quarto trimestre dovesse far registrare un aumento, l’economia italiana a fine 2017 potrebbe anche progredire un po’ di più dello stesso 1,5% che molti ritenevano impossibile soltanto fino a pochi mesi fa. E conseguentemente sarebbe anche più facile gestire l’aggiustamento dei conti pubblici e negoziarne i profili con Bruxelles.

La crescita del Pil italiano nei primi tre trimestri del 2017 consolida un costante percorso di ripresa iniziato nel 2014, poi accelerato nel 2015 (quando secondo le ultime revisioni dell’Istat il progresso del prodotto fu già dell’1%, anziché dello 0,8% come indicato dalle prime stime, e il debito/Pil scese per la prima volta dal 2007) e ulteriormente confermatosi nel 2016.

Il 2015 fu il primo anno a tempo pieno per il godimento degli 80 euro (circa 800 euro in media all’anno in più in busta paga per 11 milioni di italiani) e in cui furono attuate significative riduzioni di imposte a favore delle imprese e per il finanziamento e il sostegno degli investimenti. Sempre nel 2015 con le decontribuzioni e il Jobs Act vi fu una impennata delle assunzioni di persone con contratti a tempo indeterminato e dell’occupazione in genere. Ne trassero giovamento sia i consumi delle famiglie (che aumentarono del 2,1%) sia gli investimenti fissi lordi (+3%).

Il 2016 è stato l’anno della conferma della crescita del Pil (+0,9%) dopo lo scatto del 2015. La stabilizzazione degli 80 euro, l’abolizione della Tasi sulla prima casa, dell’Imu agricola e sui macchinari imbullonati, il costante miglioramento del mercato del lavoro e il super-ammortamento a favore degli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto hanno ulteriormente rafforzato la spesa delle famiglie (+1,5%) e gli investimenti fissi lordi (+2,7%).

Da notare che l’intera ripresa dell’economia italiana è avvenuta con i consumi finali della pubblica amministrazione rimasti praticamente agli stessi livelli del 2013 (mentre altri importanti Paesi dell’Eurozona come Germania e Francia hanno potuto far crescere le loro economie con robuste iniezioni di spesa pubblica per noi impraticabili). Inoltre, l’Italia ha anche avuto una crescita demografica sfavorevole che non ha certo aiutato il progresso del prodotto totale. Sicché, guardando le ultime previsioni della Commissione Europea relative al PIl per abitante si scopre che in realtà il nostro Paese non solo ha avuto una ripresa più che discreta ma non è affatto quel “fanalino di coda” della crescita che molti continuano a dipingere anche strumentalmente per minimizzare i successi delle politiche economiche attuate negli ultimi tre anni e mezzo. In realtà, tra le economie del G-6 la graduatoria di crescita del Pil pro capite nel 2017 risulta secondo la Commissione Europea  la seguente: primo Giappone (+1,7%), seconda Italia (+1,5%), terzi Stati Uniti (+1,4 %), quarta Germania (+1,3%), quinta Francia (+1,1%) e ultimo Regno Unito (+0,7%). E’ perciò davvero singolare che dopo aver creato quasi un milione di posti di lavoro (di cui oltre la metà stabili) e aver fatto crescere il Pil totale di quasi il 4% in tre anni e mezzo, consentendo al Paese di uscire dallo stato semi-comatoso in cui si trovava nel 2013 e di guadagnare significativamente posizioni nella graduatoria di crescita del Pil pro capite, ci possa essere chi pretende contro ogni logica una “abiura” delle politiche economiche che hanno consentito tutto ciò. Tali politiche vanno invece assolutamente continuate per dare alla ripresa economica italiana – che dura ormai da 13 trimestri consecutivi – ulteriore continuità e forza.

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